
«La signora non doveva fare una cosa simile – disse la signorina Bartlett. Non doveva farla assolutamente. Ci ha promesso delle stanze a sud, vicine e con una bella vista; invece queste sono stanze a nord, guardano su un cortile e sono molto distanti una dall’altra».
Firenze, 1907. Pensione Bertolini. È con queste parole di disappunto e scontentezza pronunciate da Charlotte Bartlett che inizia Camera con vista (trailer), romanzo di E. M. Forster pubblicato nel 1908 e trasposto cinematograficamente nel 1985 da James Ivory. Al centro c’è la storia di un viaggio, quello compiuto in Italia, tra le colline di Fiesole e Firenze, da Lucy Honeychurch (Helena Bonham Carter), giovane pianista inglese, e sua cugina Charlotte Bartlett (Maggie Smith). Un viaggio scandito da un arrivo avvolto nel malumore, da una partenza affrettata e da un ritorno inatteso, ma soprattutto da un incontro, quello tra Lucy Honeychurch e George Emerson (Julian Sands) giovane inglese anticonformista che soggiorna insieme al padre nella medesima pensione fiorentina dove alloggiano le due donne.
Eppure, Camera con vista non è solo il racconto della storia d’amore tra George e Lucy, ostacolata dal fidanzamento di quest’ultima con l’altero e pretenzioso Cecil (Daniel Day-Lewis). È anche un ritratto ironico, critico e graffiante della rigida e contraddittoria società inglese degli inizi del ventesimo secolo. È un coming of age al femminile, un Bildungsroman inteso nel senso morettiano del termine, vale a dire un romanzo di formazione che ruota attorno alla risoluzione del conflitto tra il desiderio di autonomia, indipendenza e autodeterminazione e il bisogno di socializzazione, tra il dolore di percepirsi soli in mezzo agli altri e il desiderio di riconoscersi simili agli altri.
La tensione irrisolvibile tra individuo e società, che è al centro della maggior parte dei romanzi di formazione (a partire da Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Goethe, che Franco Moretti individua come modello originario del genere), è anche uno degli elementi che caratterizzano l’opera letteraria di Forster, che si colloca nel solco di un tentativo di superamento della tradizione del romanzo vittoriano compiuto durante l’età edoardiana.
Forster vede nel modernismo il punto di partenza per la nascita di una nuova letteratura, in linea con lo spirito del Bloomsbury Group: un gruppo di intellettuali, nato nel 1905 nel quartiere londinese di Bloomsbury, formato da Forster, Virginia Woolf, Vanessa Bell, Duncan Grant, Dora Carrington, Roger Fry, John Maynard Keynes, Leonard Woolf e Saxon Sydney-Turner, accomunati dall’interesse nei confronti di ideali quali la libertà individuale, l’anticonformismo e il pacifismo e dal rifiuto della morale vittoriana e delle sue bigotte convenzioni sociali.
Primo dei tre film che James Ivory ha tratto dai romanzi di Forster (Maurice nel 1987 e Casa Howard nel 1992), Camera con vista si presenta come uno di quei film il cui scopo non è solo quello di «adeguare la forma al contenuto e il contenuto alla forma», ma è anche e soprattutto «riprodurre il testo letterario entro le possibilità del mezzo cinematografico piuttosto che alterarlo o sovvertirlo», come evidenziato da Donald F. Larsson. Non una riscrittura, non una reinvenzione, ma un adattamento fedele, che segue in maniera precisa la struttura narrativa del romanzo di Forster, riproducendo la suddivisione in capitoli attraverso una rigorosa scansione in quadri. L’immagine in movimento diventa così non un’evoluzione, ma una traduzione, una trascrizione diretta della pagina scritta.

Tuttavia, se il romanzo di Forster è costellato dalla presenza di commenti ironici e di un tono particolarmente critico nella descrizione delle convenzioni sociali che caratterizzano la società inglese degli inizi del ‘900, il film di Ivory, invece, rende l’ironia meno esplicita e accentua e privilegia maggiormente l’aspetto visivo.
Il paesaggio italiano è enfatizzato e tratteggiato come un luogo simbolico e come l’oggettivazione visiva dello sprofondamento emotivo dei personaggi. Simbolica è la camera con la vista sull’Arno della pensione Bertolini, simbolico è il paesaggio toscano (da Piazza della Signoria a Palazzo Vecchio, dalla Basilica di Santa Maria del Fiore al Lungarno, dalla Basilica di Santa Croce a Firenze alla Villa di Maiano a Fiesole), simbolica è la campagna inglese della contea di Surrey. Le inquadrature, spesso nella forma di campi medi e campi lunghi, si presentano come una traduzione visiva del conflitto tra individuo e società, tra la spontaneità dei sentimenti e la rigidità della morale borghese.
Secondo Michelle Fillion, Camera con vista è il romanzo di Forster più musicale, non soltanto perché funge da documento rivelatore dei gusti musicali tardo-romantici ed edoardiani, ma soprattutto perché i brani suonati al pianoforte da Lucy – Sonata op.111 di Beethoven, brani di Schumann e Mozart, trascrizioni dall’Armide di Gluck e dal Parsifal di Wagner e la canzone di Lucy Ashton da La sposa di Lammermoor di Walter Scott – assumono la funzione di un secondo inconscio, ossia rivelano i pensieri e i desideri nascosti di Lucy. È la musica, infatti, a donare profondità ad un personaggio altrimenti percepito come piatto.
Come nel romanzo, anche nel film, seppur con alcune differenze in termini musicali – legate alla scelta di inserire nell’adattamento cinematografico anche brani tratti da Gianni Schicchi e da La rondine di Puccini (assenti nel romanzo) oltre a brani originali composti da Richard Robbins – gli avvenimenti che segnano il percorso di formazione di Lucy sono preceduti da esecuzioni musicali che fungono non da intermezzi ma da preludi. L’incontro con la morte in Piazza della Signoria, a seguito della visione dell’omicidio di un uomo, è preceduto dall’esecuzione della Sonata op. 111 di Beethoven; un brano di Schumann precede il fidanzamento di Lucy e Cecil in Inghilterra; le musiche tratte dal Parsifal di Wagner e dall’Armide di Gluck sono il preludio del secondo bacio tra Lucy e George.
Proiettato in anteprima a Londra il 13 dicembre 1985, uscito nelle sale americane il 7 marzo 1986 e in quelle italiane nell’aprile dello stesso anno, vincitore di numerosi premi – tra cui 3 Oscar, per la miglior sceneggiatura non originale a Ruth Prawer Jhabvala, per la migliore scenografia a Gianni Quaranta e per i migliori costumi a Jeanny Beavan e John Bright – a distanza di quarant’anni Camera con vista è (ancora) il racconto dell’emancipazione dello sguardo di una donna, che comprende di non essere «qualcosa da guardare come un dipinto o una scatola d’avorio» né «qualcosa da possedere e mettere in mostra», ma qualcuno in grado di avere pensieri, idee e sentimenti propri. Qualcuno in grado di guardare.
BIBLIOGRAFIA
M. Fillion, Edwardian Perspectives on Nineteenth-Century Music in E. M. Forster’s A Room with a View, in «19th-Century Music», Vol. 25, n. 2, 2001-2002.
E. M. Forster, Camera con vista, Garzanti, Milano, 1979.
D. F. Larsson, Novel into Film: Some Preliminary Reconsiderations, Leon Golden, Florida, 1982.
J. P. Levine, Two Rooms with a View: An Inquiry into Film Adaptation, in «Mosaic: An Interdisciplinary Critical Journal», Vol. 22, n. 3, 1989.
F. Moretti, Il romanzo di formazione, Einaudi, Torino, 1999.
Filmografia:
Camera con vista (J. Ivory, 1985)
Maurice (J. Ivory, 1987)
Casa Howard (J. Ivory, 1992)

