#RomaFF20: Breve storia d’amore, la recensione del film di Ludovica Rampoldi

Breve storia d'amore recensione film di Ludovica Rampoldi DassCinemag

Non esistono amori giusti, non esistono amori sbagliati. Non esistono amori difficili, non esistono amori facili. Non esistono amori importanti e indimenticabili, non esistono amori banali e insignificanti.

In amore ogni definizione è lecita e giustificata, specie se, in una sera travestita da una come tante, ci sentiamo così tremendamente soli da sentire il bisogno istintivo e improvviso di aggrapparci anche all’indifferenza di uno sconosciuto qualsiasi; sicuramente migliore dell’indifferenza di chi, pur abitando le nostre stesse quattro mura, non ci degna più neanche di uno sguardo. Ci accorgiamo che è finita, che le attenzioni che abbiamo ricevuto e che abbiamo dato, diventeranno presto distrazioni e che la derisione prenderà il posto di ogni piccolezza che ci faceva sorridere. Iniziamo a domandarci come faremo a fingere, ad organizzare un equilibrio nuovo e fittizio dentro una gabbia che noi stessi abbiamo costruito e che, a gran fatica, ci siamo abituati a chiamare casa. Nulla ha più senso, tutto ci è estraneo, noi siamo persi.

Poi però, due gin tonic di troppo e una macchina parcheggiata chissà dove, decidono di prendersi gioco di noi facendoci inciampare dentro due occhi più tristi e sconsolati dei nostri, ed è lì che senza neanche saperlo, decidiamo che è da quegli occhi che ci vogliamo far scompigliare i capelli e i pensieri, perché all’improvviso ci fanno sentire così spudoratamente desiderati da non poterne più fare a meno. Velocemente inventiamo escamotage, nascondigli e sotterfugi per tornare ad essere scrutati da quello sguardo seducente, sfoderando le nostre armi migliori per far sì che quello sguardo si incastri nel nostro. Magari soltanto per gioco, magari davanti a due shottini di vodka, magari sotto le lenzuola di un hotel squattrinato in cui neghiamo qualcosa che, dopo tanto, ci fa respirare una libertà svergognata e vivissima. Entrambi accettiamo questo pazzo patto che supera i tre appuntamenti oltre i quali qualcosa cambierà, nel bel mezzo dei quali le dolci tentazioni a cui è impossibile resistere si trasformeranno in ossessione, romantica da un lato, compulsiva dall’altro.

Giorno dopo giorno ci tormentiamo immaginando una vita che potrebbe essere, ma che non sarà mai. Quindi prima che sia troppo tardi (ma forse già lo è), decidiamo di salvarci rassegnandoci, oppure condannando l’altro attraverso un meccanismo manipolatorio da cui ognuno uscirà sconfitto. Ed è così che fa Lea (Pilar Fogliati), incastrando il suo amante (Adriano Giannini), il suo compagno (Andrea Carpenzano) e l’amante di quest’ultimo (Valeria Golino), in Breve storia d’amore (trailer). Che non è soltanto un film, ma un vero e proprio gioco di ruolo, vendicativo come gli adulti, eppure così naturalmente ironico da farlo sembrare innocente come i bambini.

Le due coppie di protagonisti, «figli di una vecchia canzone», gareggiano ad essere l’una l’ombra dell’altra, ad intossicarsi e a coccolarsi a vicenda e ci riescono così bene che il colpo di scena finale è (letteralmente) un colpo, costruito con sapiente abilità per lasciare il pubblico di stucco, senza epiloghi prefigurati o già gustati. Sta tutta qui infatti (ma anche nei novanta minuti precedenti) la ricercatezza, la sottigliezza e la squisitezza della scrittura di Ludovica Rampoldi, capace di illuminare con sarcasmo e rispetto l’amore adulto. Amore che, per quanto consumato, sa ancora essere curioso e sa ancora incuriosire, senza malizia, chi lo sbircia dal di fuori, e sa pure sbloccare nuove minutissime manie balinesi.

Con questa irresistibile ed imperdibile commedia, presentata nella sezione Grand Public alla ventesima Festa del Cinema di Roma, Ludovica Rampoldi, già nota sceneggiatrice di successo, esordisce alla regia concorrendo per il Premio Miglior Opera Prima: un esordio che sa di freschezza e di briosa vivacità e che, se sicuramente si farà notare, altrettanto sicuramente non si lascerà dimenticare.

Correte in sala, che il futuro delle nostre risate è in buone, buonissime mani!

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