Brado, la recensione: Kim Rossi Stuart in un western contemporaneo

Brado recensione

L’eterno conflitto tra padre e figlio, ma anche tra due tipologie antitetiche di mascolinità, sono due tra i molti temi che affronta Brado (trailer), l’ultimo film di Kim Rossi Stuart. La miccia che innesca la narrazione è l’infortunio al braccio di Renato, interpretato dallo stesso regista, in seguito ad una caduta dal cavallo appena acquistato, Trevor. Tommaso (Saul Nanni) viene incaricato da sua sorella di aiutare il padre nel lavorare con il cavallo, ma tra i due non corre buon sangue. Renato vive in condizioni fatiscenti in quello che sembra un ranch del Montana, in compagnia dei cavalli e di una cagna sempre incinta. Tommaso invece ha la sua vita, fa il muratore acrobatico e il ritorno al maneggio Brado lo indispone, complici i ricordi spesso traumatici di cui ci rende partecipe grazie a numerosi flashback. Si innesca così una lotta tra passato e futuro, crudeltà ed empatia, disillusione e speranza, che porterà il film più verso Ladri di biciclette che non verso L’uomo che sussurrava ai cavalli.

Renato è un tipico cowboy, vestito allo stesso modo, spesso scostante, con il mito dell’uomo virile che non si lascia intenerire da niente, nemmeno da una cucciolata di cagnolini appena nati. Tommaso invece appartiene ad un’altra generazione e, forse per allontanarsi dal modello paterno che tanto l’ha fatto soffrire, tenta, con i mezzi che ha, di capovolgere gli stereotipi di genere, non avendo paura di mostrarsi fragile. Questa contrapposizione è evidente nella scelta dell’approccio con cui addestrare Trevor: Renato esorta il figlio ad usare il frustino, Tommaso lo monta senza sella, per ridurre al minimo le costrizioni.

Il film cristallizza un periodo fondamentale nella vita di ognuno, il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. È il momento in cui si smette di vedere i propri genitori, in questo caso il padre, come tali e li si guarda senza giudicarli, ma provando a comprenderli. Si entra così in un rapporto nuovo, dove anche il genitore sente di poter spiegare le proprie ragioni perché spogliato dall’onere di dover proteggere il figlio ad ogni costo. Tommaso entra nel ranch evocando solo episodi negativi e ne uscirà con in mente quello che sembra essere uno dei pochi momenti di spensieratezza che ha avuto insieme al padre.

Brado ha il pregio di ricalcare gli stilemi del western ma capovolgendoli, grazie al confronto con la contemporaneità. In particolare, si mette in discussione la performatività richiesta agli uomini, che li costringe in una posizione scomoda, seppur di potere. Tommaso, in rappresentanza di una nuova generazione più consapevole e libera (forse), sente di non appartenere più ai valori paterni e, spaesato, li cerca altrove. Rossi Stuart ha usato un genere storicamente tacciato di misoginia, per dimostrare quanto sia assurdo continuare a perpetrarla.

È un film senza pretese ma che vanta un arco narrativo certamente non inedito ma senz’altro chiaro, che usa un cavallo per raccontare uno dei rapporti più profondi e conflittuali dell’uomo.

Dal 20 ottobre nelle sale.

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