#BerlinoFF76: Safe Exit di Mohammed Hammad

Safe Exit, recensione

Mohammed Hammad esordisce al lungometraggio con un film che esplora la condizione giovanile egiziana attraverso un metaforico racconto che sfocia nel thriller e nel cinema di denuncia. Samaan è una giovane guardia di sicurezza che cerca di svolgere il suo lavoro nell’ombra del ricordo di suo padre ma si ritrova a dover gestire una situazione di pericolo che mette a rischio la sua vita e la sicurezza della sua nazione ogni giorno. Il modello del padre che non c’è più di Samaan sembra raffigurare l’Egitto precedente la primavera araba (una promessa tradita che è ancora una ferita aperta). L’epoca di Mubarak, con le sue contraddizioni, contava su un benessere percepito molto più elevato ed un senso della nazione e del dovere molto più pronunciato. In questo Samaan sembra rappresentare il nuovo Egitto, i figli del cambiamento che devono convivere in bilico fra uno stato di polizia, ed un potere religioso molto oppressivo e che può da un momento all’altro produrre un demone oscuro del reale, come il terrorismo fondamentalista.

Samaan vive la sua vita di guardia con più onestà intellettuale possibile mentre cerca di comprendere la sua identità attraverso un libro che sta scrivendo, ciò nonostante il principale incarico di Samaan è quello di vigilare non tanto l’interno dello stabile quanto l’esterno, in caso di retata della polizia Samaan deve inviare un messaggio in codice che consenta ad un terrorista amico di infanzia di nascondersi in una cisterna vuota sul tetto del palazzo. Samaan convive con il dovere formale della sua divisa e la paura per la vita che lo costringe tutti i giorni a coprire un assassino.

L’equilibrio precario della vita del ragazzo sarà messo a repentaglio dalla venuta di un donna più adulta ed attraente, senza documenti di identità e disposta a vendere il suo corpo per un tetto o un po’ di cibo. Costretto contro la sua volontà ad ospitare la donna, Samaan comincerà a mettere in discussione la sua vita, le sue paure e l’Egitto stesso. L’epilogo violento porterà Samaan a prendere una decisione estrema che lo renderà responsabile di un omicidio: per la prima volta il ragazzo consapevole della sua identità e fiero della sua integrità. Un film coraggioso che cela nel cinema di genere una percezione del reale molto più complessa e critica e che fa di Mohammed Hammad uno dei nomi più promettenti del nuovo cinema egiziano.

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