Avatar – Fuoco e cenere, la recensione del nuovo film di James Cameron

Avatar fuoco e cenere, la recensione

Chi di voi ricorda della prima volta che ha visto volare un Ikran? Non nella vita reale ovviamente, ma in una delle sale che nel 2009 proiettò quel film innovativo che fu Avatar. Molti di quelli che oggi sono adulti all’epoca erano solo bambini e, dopo più di dieci anni, tutti hanno avuto modo di tornare su quel lontano pianeta anche solo per poco. Dopo circa due anni dall’ultimo viaggio, James Cameron invita il pubblico a ritornare in sala con il terzo capitolo: AvatarFuoco e cenere (trailer). Sarà riuscito a riprodurre quella stessa magia?

Per coloro che hanno vissuto su un pianeta che non fosse la Terra o Pandora il titolo Avatar non vuol dire molto, per coloro che invece vivono nel ventunesimo secolo Avatar ha un significato ben diverso. Quale? Avatar vuol dire innovazione, novità e soldi, e anche molti. Nel 2009 il primo film della saga incassò 2,923 miliardi di dollari, seguito dal secondo, Avatar – La via dell’acqua, nel 2022 con 2,3 miliardi, facendo impallidire il volto di Kevin Feige con i suoi giocattoli Marvel che qualcuno si ostina a definire cinema. Così, quello strano ed impensabile remake di Balla coi lupi e L’ultimo samurai in salsa sci-fi, con un tocco di Pocahontas, ha insegnato al mondo cosa fosse davvero un blockbuster originale, non un remake, non un reboot, bensì un film originale. E dopo due grandi successi si appresta ad arrivare in sala il nuovo AvatarFuoco e cenere.

Dopo aver perso un figlio, Jake e Neytiri sono ancora nel reef dei Metkayina vivendo consumati dall’odio e dal lutto. Per loro l’esistenza sembra essere più tranquilla finché la vita di Spider, l’umano che hanno adottato, non viene messa a rischio. Così la famiglia Sully intraprenderà un viaggio che li porterà in luoghi che abbiamo già visto, scontrandosi con molti personaggi, alcuni inediti altri meno ma non tutti umani. Infatti, come da titolo, la vera novità di questo capitolo è il popolo della cenere, un gruppo di Na’vi  diversi da quelli conosciuti fino ad ora. Gli Omatikaya e i Metkayina vivono insieme alla natura, legati indissolubilmente ad essa e allo spirito di Eywa, presente nelle foreste così come nei mari, ma per il popolo della cenere il discorso è diverso. 

Avatar fuoco e cenere, la recensione

Figli di una terra in fiamme, questi  somigliano a dei fondamentalisti religiosi dediti al culto della distruzione, fedeli all’unica cosa davvero pura per loro: il fuoco. Non dei tipi particolarmente simpatici, come si evince dalla descrizione, ma il quadro si completa se aggiungiamo una grande passione per le armi umane, quelle che il soldato Quaritch gli concede per aizzarli contro gli altri Na’vi. Nota di merito agli sceneggiatori per aver raccontato la politica estera militarista americana in pochi, semplici ed efficaci passaggi. Il popolo del fuoco, la vera novità del film, viene approfondito tramite lo sguardo di Quaritch così come con quello di Jake conoscemmo gli Omatikaya, ma data la mole di elementi da raccontare, questa interazione dura meno di quanto dovrebbe.

Una trama più contorta di quello che sembra, vista l’innumerevole quantità di linee narrative (forse troppe) portate avanti dal film. Per coloro che non hanno apprezzato il precedente capitolo per la quantità di storyline, ciò che si può dire è che qui è anche peggio. La durata di oltre tre ore racchiude in sé un’azione quasi incessante, con pochi momenti di respiro. C’è tanto da raccontare e tutto sembra condensato in brevi passaggi alternati fra loro, a volte senza soluzioni di continuità, e di questo ne risente anche il montaggio, non sempre ispirato. A favore del film c’è la mano di Cameron che riesce a rendere chiara l’azione nonostante la miriade di personaggi coinvolti in alcuni scontri. Se a questo aggiungiamo il pensiero dei fratelli Russo che prendono appunti su come dirigere bene un blockbuster, il tutto assume un tono decisamente comico. 

Quindi cosa manca ad Avatar – Fuoco e cenere? Qual è davvero il suo problema? La novità. Nel 2009 Avatar sembrava un sogno ad occhi aperti. Nel 2022 gran parte del pubblico fremeva per il ritorno in quel mondo vasto e ancora inesplorato, e ora? AvatarFuoco e cenere non è un film nuovo in senso stretto, somigliando più ad un capitolo 2.5 che ad un capitolo 3. La storia si dipana tra le ambientazioni del primo e del secondo film, con elementi narrativi che riprendono e rimandano ad entrambi, senza mai distaccarsi da essi. Come tutti i sequel è legato ai suoi predecessori, ma mentre lo si guarda si percepisce la ripetitività, l’inizio di quella parabola discendente che potrebbe travolgere anche questo brand.

In poche parole: AvatarFuoco e cenere è quanto di meglio il blockbuster contemporaneo ha da offrire. In un mondo di Avengers vari e Deadpool e Wolverine, l’opera di Cameron è la punta di diamante che si staglia in un mare di prodotti scadenti, ma per quanto ancora? Per quanto ancora l’innovazione tecnologica potrà sopperire ad una trama non sempre ben raccontata? Se si considera che questo terzo film lascia molte linee narrative aperte, allora la preoccupazione cresce per i capitoli futuri. Per ora non rimane che godersi il film in sala, anche se resta il desiderio di emozionarsi come la prima volta che un Ikran si è stagliato in cielo.

In sala.

Ti potrebbero piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto la privacy policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. n. 196 del 2003 cosi come novellato dal D.Lgs. n. 101/2018.