
Dal 7 agosto è disponibile su Netflix Alley Cats (trailer), una serie animata britannica per adulti. Ideata, scritta e diretta da Ricky Gervais, con la co-regia di Elliot Deer. Le voci sono di Ricky Gervais, Tom Basden, Andrew Brooke, David Earl, Kerry Godliman, Jo Hartley e Diane Morgan. Le musiche di Andy Burrows. La produzione è firmata Derek Productions Limited, Shush Creative e Blink Industries.
Al centro della narrazione ci sono le vite di un gruppo di gatti randagi, stravolte dal ritrovamento di un gattino che ha perso la propria famiglia. La loro nuova missione diventa aiutarlo a trovare una casa. Si tratta di una sitcom animata per adulti basata su un umorismo nero che tocca temi come la morte, il sesso e la ricerca della propria famiglia. Alla fine, però, questi temi sembrano solo un pretesto per battute che, per una sitcom, avrebbero meritato una scrittura più curata. Per essere una situation comedy, le situazioni comiche sono quasi inesistenti. Si percepisce l’intenzione di creare un’atmosfera dolceamara, ma il risultato vira più verso l’amaro e il triste, fallendo nel compito di sdrammatizzare. È come se mancasse quello step in più che permette di ridere delle disgrazie; anzi, il tono risulta fin troppo realistico, duro e un po’ deprimente.
Il fatto che il registro emotivo prevalga così nettamente sull’umorismo mi sembra comunque una scelta abbastanza coerente con la fase più recente di Gervais (quella post – After Life). Forse, più che un vero fallimento della sitcom, è un problema di aspettative disattese. Chi si aspettava il Gervais cinico di Extras si scontra qui con un autore più malinconico, quello degli ultimi anni.

Lo stile d’animazione è volutamente semplice, ma coerente con il registro della storia. A colpire è soprattutto il character design. I personaggi sono immediatamente distinguibili l’uno dall’altro, con tratti fisici che sembrano scolpiti apposta per rispecchiarne il carattere e la profondità interiore.
Alcuni elementi, però, perdono peso a causa del ritmo estremamente veloce. Persino nei momenti più profondi, lo stacco non concede il tempo di riflettere su quanto visto, e si passa subito alla scena successiva. Quindi, anche se i temi vengono affrontati con la giusta maturità, non fanno in tempo a essere ben percepiti e assimilati dallo spettatore, che deve subito concentrarsi sulla scena successiva. Questo ritmo veloce, però, funziona nei momenti che sarebbero diventati noiosi se avessero avuto una durata maggiore: nel complesso, quindi, è una scelta comprensibile. Inoltre, a parte alcune scene, gli episodi risultano molto simili tra loro, creando un senso di ripetitività.
Il finale è la chiusura perfetta, anche se un po’ scontato. Non era necessario un colpo di scena, non essendo quello il punto della storia. Quando si arriva a quel punto, è semplicemente la fine di sei episodi che non lasciano granché, se non l’aver passato del tempo insieme a un gruppo di gatti un po’ scurrili e spaventati dalla morte.

