«Wilde Salomé è il mio tentativo di fondere l’opera teatrale e il cinema. Fare in modo che questo ibrido funzioni è stato il mio obiettivo: unire tutta la qualità fotografica del cinema a quell’essenza dell’acting che è propria del teatro»
Sono le parole di Al Pacino, riportate sulla prima pagina del press book che viene consegnato alla stampa in occasione della prima della sua ultima fatica documentaristica “meta – cine/teatrale”, ad esplicare l’essenza del folle viaggio che ha deciso – volontariamente – di intraprendere con il suo adattamento della Salomé di Oscar Wilde, l’ultima pièce scritta dal brillante drammaturgo irlandese prima di essere risucchiato nel torbido oblio cieco in cui la vita lo aveva lanciato. Wilde Salomé è un’esperienza (appunto) prima ancora che un documentario sulle varie – ed altalenanti – fasi produttive che ha attraversato il noto attore statunitense per restituire vita – e dignità – all’opera di Wilde dimenticata da troppo tempo per via della damnatio memoriae che ha investito quest’ultimo. Vita ed opera si mescolano non solo nel tessuto drammaturgico, ma perfino sulla scena e nell’inquadratura, confondendosi con le vicissitudini umane e lavorative dell’attore statunitense premio Oscar, che dopo la performance di Riccardo III – Un uomo, un Re, sposta di nuovo la sua attenzione sul palcoscenico teatrale e sulle logiche nascoste intrinsecamente nella sua macchina drammaturgica.

Wilde Salome Al Pacino

Non un film, nemmeno un documentario, figuriamoci una pièce: Pacino pone lo spettatore nella condizione di voyeur privilegiato, pronto a spiare di nascosto da uno spiraglio del sipario. L’adattamento teatrale della Salomé scritta da Wilde nel 1893 viene portato in scena a Los Angeles quattro anni fa, e vede Estelle Parsons al timone di regia, una giovanissima Jessica Chastain al suo primo ruolo importante accanto ad un colosso della recitazione come Pacino. Quest’ultimo sceglie di compiere un azzardo, una “variazione sul tema” che non solo lo spingerà a distogliersi dalla sua intensa attività teatrale, ma addirittura lo convincerà ad “immortalare” la lettura “impegnata” (o drammatizzata) con l’occhio della Macchina da Presa, contaminando l’estetica teatrale (e tradizionale) con la patina prettamente cinematografica – e la bellezza sfolgorante del 35 mm – instaurando così, via via, un legame sempre più profondo ed articolato con Wilde stesso: nonostante l’abissale distanza spazio/ temporale che separa i due, l’attore americano si ritrova a mettere in discussione sé stesso e ad avvertire una naturale “affinità elettiva” con il drammaturgo irlandese. Il dramma vissuto da Wilde nell’ultima parabola triste della sua esistenza si rivela nefasto e pericoloso, pesante e monolitico come la profezia inquieta che anima lo spirito del profeta Giovanni Battista, figura chiave dell’opera teatrale; vivere un’esistenza all’insegna dell’edonismo e del piacere ha provocato la rovina del drammaturgo, costringendolo alla fine a prendere atto del proprio fallimento, ammettendo la sconfitta di quell’ideale di vita estetica che si era sforzato di perseguire da sempre. Wilde-Salomé 3

Questo dramma moderno è incarnato, in modo speculare, anche da Salomè, fanciulla puerile e verginale costretta a vivere nell’opulento palazzo di re Erode; rifiutata dal Giovanni Battista, si lascia consumare dalla sua ossessione fino a spingersi oltre il punto di non ritorno, chiedendo ad un impotente Erode – ormai legato da un mefistofelico patto carnale – la testa del Santo. E lo stesso accade a Wilde, vittima delle sue stesse utopie, e anche ad Al Pacino stesso, che rimane compulsivamente suggestionato ed affascinato dalla personalità del drammaturgo irlandese quanto dalla sua, personale, battaglia per adattare l’alfabeto teatrale alla grammatica del cinema.

http://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/04/Wilde-Salomé-1-1024x769.jpghttp://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/04/Wilde-Salomé-1-150x150.jpgLudovica OttavianiRecensioniRecensioni di FilmAl Pacino,dass cinema recensioni,dass cinema studenti,film review,Jessica Chastain,Oscar Wilde,Recensione,Wilde Salomé«Wilde Salomé è il mio tentativo di fondere l’opera teatrale e il cinema. Fare in modo che questo ibrido funzioni è stato il mio obiettivo: unire tutta la qualità fotografica del cinema a quell'essenza dell'acting che è propria del teatro» Sono le parole di Al Pacino, riportate sulla prima pagina...Università degli studi di Roma La Sapienza