“Mi chiamo Simon, sono come te”. In queste parole con cui comincia Tuo, Simon (tratto dal romanzo Simon vs. the Homo Sapiens Agenda) è possibile racchiudere il senso dell’intera opera: il desiderio di normalizzare.

Si tratta del primo teen movie a tematica LGTB distribuito da un grande studio cinematografico, la 20th Century Fox. Un film necessario, non certo perché tratta il tema dell’omosessualità, già ampiamente sdoganato da altre pellicole premiate anche agli Oscar (dal più vecchio Brokeback mountain ai più recenti Moonlight e Call me by your name), ma perché il protagonista in questione è il tipico liceale dei film americani e la pellicola è indirizzata ad un pubblico il più vasto possibile, in particolare di giovani.

Simon, infatti, è un ragazzo qualunque, ha una famiglia e degli amici che gli vogliono bene, e la prima parte del film è costruita proprio con l’intento di rappresentare questa normalità, anche un po’ patinata come accade in genere in questo tipo di prodotti cinematografici. Ma ad offuscare questo apparente idillio è il fatto che Simon sia gay e non l’abbia ancora detto a nessuno; almeno fino al giorno in cui scopre che un ragazzo della scuola, il cui pseudonimo è Blue, custodisce il suo stesso segreto, e allora fattosi coraggio decide di contattarlo tramite email. Comincia così una corrispondenza online che li farà conoscere meglio e che permetterà finalmente al giovane di essere completamente se stesso, senza il timore di dover celare il proprio orientamento sessuale.

Il film, dunque, racconta oltre che il tentativo di Simon di tenere nascosta la propria omosessualità, anche la ricerca dell’identità del misterioso Blue. Nick Robinson, che interpreta il protagonista, è bravo a far entrare lo spettatore in empatia con Simon, il cui sguardo è spesso velato dalla paura di essere scoperto, e che si chiude in un imbarazzato silenzio ogniqualvolta il padre scherza sulla sua presunta vita sentimentale.

La pellicola ricalca abbastanza fedelmente le dinamiche dei classici film per adolescenti, con la sua dose di cliché e momenti sdolcinati, ma l’obiettivo è proprio quello. Tutti i teen movie che raccontano una storia etero possiedono questi ingredienti caratteristici, ed era ora che anche i ragazzi gay avessero il loro film leggero senza drammi sociali o tragedie, attraverso cui sognare una storia d’amore da favola, non importa se a volte poco realistica. Come recita la locandina del film, infatti, “Tutti hanno diritto ad una grande storia d’amore”, o quanto meno hanno diritto a sognarla.

Altro elemento interessante del film è il carattere del protagonista, lontano dagli stereotipi sui ragazzi gay, spesso rappresentati tutti come effemminati. Al contrario si cerca di dimostrare che scoprirsi omosessuale non implica un determinato tipo di personalità, ma ognuno continua ad essere quello che sempre è stato.

In definitiva Tuo, Simon racconta di una paura che riguarda tutti ed in particolare gli adolescenti, gay e non, cioè quella di mostrarsi al mondo per quello che si è, con il rischio che al mondo ciò non piaccia, ed alternando bene momenti comici e commoventi spinge ad accettarsi e ad essere orgogliosi di se stessi.

di Maria Concetta Fontana

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