“La ragazza ha un certa luce”, solo che quella luce è una strobo. La sedicenne Jesse (Elle Fanning, davvero sedicenne al momento delle riprese) arriva a Los Angeles per fare la modella, perché, dice, non ha nessun talento ma può vivere del suo “essere carina”. Qui trova una serie di personaggi ambigui e oscuri: stilisti, fotografi, gestori di motel con la faccia di Keanu Reeves (ma i personaggi maschili hanno la funzione delle fidanzate negli altri film, ha detto il regista in conferenza stampa) e una truccatrice (Jena Malone), che sembra essere la sua unica amica.

L’estetica patinata sembra ricalcare la vuotezza del mondo rappresentato in quello che sembra un Maps to the stars della moda con un po’ di splatter, ma in realtà sappiamo che questa è la cifra stilistica di Refn (NWR, come si firma nel titolo). Colori accesi, ralenti e musica imperante, che in molte scene sostituisce i dialoghi. È l’opera di Cliff Martinez, in questo senso mezzo autore del film, che collabora con il regista dai tempi di Drive, sempre con il suo piglio elettronico che definisco intuitivamente come qualcosa di dub-techno e electro pop.

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La poca storia che c’è ruota intorno all’innocenza presunta e alla candida bellezza della ragazza che muove i primi passi con successo, cosa che impatta con i nervi fragili delle sue concorrenti, che diventano sue nemiche. La loro ossessione, che viene così in luce, è la vecchiaia incombente sui vent’anni, la lotta con la morte, che deve essere arginata a forza di chirurgia plastica. Infatti Jesse è il “neon demon” della bellezza naturale e giovanile, che spaventa e affascina (a qualcuno suscita pulsioni necrofile) e che vorrebbero annientare e incorporare, cosa che in un certo senso avviene.

Si tratta anche del tema classico della voglia di essere visti; da chi, non si vede mai: l’unico spettatore di Jesse, da quando era piccola, è la luna. Lo sguardo è assente: quello delle modelle bioniche, quello spaurito di Jesse, del fotografo apatico, del pubblico che non c’è.

Il film ha un’eco cronenberghiana come ricordato: è infatti un horror, un thriller, un melodramma, fantascienza ecc (sempre parole di Refn). E un velo d’ironia appena accenato infatti c’è, un minimo d’ansia anche, un’evoluzione psicologica (prevedibile) pure. Sguardo critico, su un mondo brutto sicuramente, ma non molto illustrativo di quel mondo. Il tutto rimanda a un ‘qualcosa’ dietro, infatti c’è un simbolo extradiegetico che ricorre, un triangolo il cui significato è nascosto (=non esiste), a detta di NWR ispirato da Jodorowsky che gli leggeva i tarocchi durante la produzione.

Manca un po’ di veritabile messa in scena di qualcosa, di quelle situazioni che il film realmente indaga, che però nasconde in qualcosa di misterioso. Diverte ma scivola via senza troppi ostacoli.

http://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/06/elle-fanning-the-neon-demon-2016-promotional-posters-stills-8-1024x512.jpghttp://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/06/elle-fanning-the-neon-demon-2016-promotional-posters-stills-8-150x150.jpgVirgil DarelliRecensioni di Film#Cannes2016,dass cinema consiglia,Elle Fanning,recensioni cinema,Refn,The Neon Demon'La ragazza ha un certa luce', solo che quella luce è una strobo. La sedicenne Jesse (Elle Fanning, davvero sedicenne al momento delle riprese) arriva a Los Angeles per fare la modella, perché, dice, non ha nessun talento ma può vivere del suo 'essere carina'. Qui trova una serie...Università degli studi di Roma La Sapienza