Submergence

Partiamo subito con il dirlo: Submergence (trailer) è un film che merita davvero poco spazio. Uscito inizialmente nel 2017, l’ultimo lavoro di Wim Wenders (perché?) trova distribuzione nelle nostre sale a partire da oggi, 22 agosto, grazie a Movies Inspired. Quello del regista tedesco è un film tronco, una massa informe senza capo ne coda e totalmente incapace di esprimere qualsiasi cosa si fosse preposto.

Tratto (ovviamente) dall’omonimo testo dello scrittore J.M. Ledgard, Submergence tenta di imporsi come un melodramma romantico che vede protagonisti Danielle (Alicia Vikander), biomatematica marina, e James (James McAvoy), ingegnere in realtà sotto copertura per lo spionaggio britannico. I due si incontrano in un hotel di lusso sulla costa della Normandia, teatro ideale per lo sbocciare della passione. Durante la prima mezzora di film, quella che vede il corteggiamento e la nascita di un amore al centro della narrazione, il tutto segue un percorso talmente intriso di clichè (“Già mi manchi.” “Vuoi che torno indietro?”) da rendere impossibile il non domandarsi come si può pensare che ciò che stiamo vedendo non risulti essere fatalmente banale.

Morbosamente affetto dalla necessità di rivelarsi didascalico in ogni singolo sguardo, dialogo ed interazione, il danno maggiore di Submergence è quello di volersi reggere per 112 minuti unicamente sulle eco del melenso rapporto che i due protagonisti hanno conosciuto (solo loro, perché a noi non arriva nulla) a inizio film. Infatti Danielle e James sono presto costretti a separarsi per tornare nei loro mondi, con lei impegnata in alcuni studi nel Mar Glaciale Artico e lui in missione in Somalia dove finisce nelle grinfie degli jihadisti. A dirla tutta, però, dei due non ci è mai fregato nulla, bambolotti senz’anima dalla battuta pre-impostata e mai spontanea, con la Vikander (un po’ di più) e McAvoy (un po’ meno) che malcelano un disagio interpretativo di fondo.

Per due terzi della pellicola si finisce così totalmente disinteressati a ciò che (non) accade sullo schermo, tra Danielle che viaggia e fa cose a caso e James che, tra un delirio da prigionia e l’altro, intrattiene improbabili conversazioni con i suoi aguzzini, tentativo di sviluppare un sottotesto politico-religioso fortunatamente non approfondito.

In definitiva dispiace vedere la firma di Wim Wenders alla regia del progetto, incapace di trovare la quadra di uno script disastroso al quale si approccia in modo erroneo sin dall’inizio, svuotandolo ulteriormente di qualsiasi possibilità espressiva già latitante alla radice. A suggellare il totale fallimento di un film che non ‘s’era da fare’ un’immagine finale da far rizzare i capelli. Di Submergence non avevamo bisogno.  

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