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Drive (qui il trailer) dimostra quanto Nicolas Winding Refn sia un regista polivalente e valido. Il film sembra ispirarsi al genere noir degli anni Settanta, anche se esteticamente, invece, ricalca uno stile che strizza l’occhio al gusto cinematografico degli Ottanta. Ciò non significa assolutamente che quest’opera di Refn sia priva di originalità, anzi, Drive risulta essere un film tutt’altro che convenzionale.

Drive segue le vicende di un uomo di cui non viene mai fatto il nome (Ryan Gosling), che trascorre le sue giornate svolgendo la professione di meccanico e quella di stuntman per il cinema. Saltuariamente, di notte, date le sue incredibili doti da pilota, si trasforma in autista per la malavita. Un giorno fa la conoscenza della sua vicina di casa Irene (Carey Mulligan) e finisce per innamorarsene. La donna si troverà presto invischiata in un pericoloso affare tra criminali e così, il pilota senza nome sarà costretto ad intervenire per tenere al sicuro e portare in salvo la ragazza.

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La regia rappresenta uno dei punti più alti mai toccati da Winding Refn, lo stile con cui l’autore mette in scena il racconto è pulito, quadrato, mai eccessivo, nonostante il contesto in cui sono calate le storie del nostro protagonista sia crudo, violento ed estremo. Il regista sebbene si ispiri a situazioni e temi già affrontati in passato, non scade mai nella banalità, regalando invece momenti sorprendenti, grazie all’impiego di sequenze al cardiopalma ed elementi scenografici visivamente d’impatto.

Il ritmo, nonostante sia per la maggior parte del film lento e scandito da lunghi sguardi e slow-motion, talvolta subisce di colpo delle variazioni, accompagnate da scene crude ed inaspettate.

Un altro punto di forza del film è senza dubbio la caratterizzazione dei personaggi. Di notevole rilevanza è in particolare la scrittura dello stuntman senza nome interpretato da Gosling, silenzioso, quieto, ma allo stesso tempo incredibilmente espressivo e all’occorrenza spietato. Le poche battute affidate all’attore sono perfettamente controbilanciate dalla solarità e dall’apparente spensieratezza della giovane Irene; si instaura quindi un’interessante dicotomia tra i due personaggi, i quali nonostante siano attratti reciprocamente l’uno dall’altra, sembrano essere quasi consapevoli che non potranno mai essere del tutto felici e che difficilmente potranno vivere una vita insieme.

Destinato a rimodellare il genere noir ed a divenire un cult istantaneo, Drive mixa perfettamente amore, ferocia, sentimento e azione, senza mai risultare scontato e prevedibile, consacrando così Nicolas Winding Refn nell’olimpo del cinema che conta. Il regista con questa sua opera è difatti riuscito a strappare consensi da pubblico e critica, venendo in particolare premiato da quest’ultima con il premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2011.

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