Su Netflix: Anon

Anon (qui il trailer) è un film prodotto nel 2018 da Netflix e diretto da Andrew Niccol, cineasta noto per aver firmato opere come The Truman Show e Gattaca.

Se nel 1998 The Truman Show anticipava una società esasperata dai media e dalla TV in particolare, nella quale finzione e realtà si confondono fra di loro, venti anni dopo invece Anon ritrae una società esasperata dal web e dai social media, dove parole come libertà e privacy non hanno alcun valore.

In un futuro distopico, dove la memoria visiva di ogni cittadino viene registrata in un database chiamato “Ether”, la privacy è diventata obsoleta nel nome della legalità e del controllo. Il tormentato investigatore Sal Frieland (Clive Owen), divorziato e mai ripresosi dalla tragica morte del figlio ancora bambino, indaga su una serie di misteriosi omicidi compiuti secondo le stesse modalità. L’autore di questi delitti ha coperto le proprie tracce manipolando “Ether”, in modo che la polizia non possa identificarlo. Durante le indagini tutti gli indizi sembrano portare ad una donna che risulta priva di identità (Amanda Seyfried). Seguendo questa pista, Frieland intraprende una missione in cui egli stesso farà da esca nel tentativo di catturare il criminale che è diventato un pericolo per l’intero sistema. Il confronto con la giovane hacker darà vita ad un gioco di verità e finzioni in cui nulla è quello che sembra e del quale solo il colpo di scena finale può rilevare infine le effettive pedine.

Andrew Niccol è sempre stato un cineasta capace di osare e proporre narrazioni nuove e affascinanti, spesso sfruttando il filone della fantascienza distopica per raccontare storie in grado di riflettere con acume sul mondo contemporaneo. In questo caso è il sempre più marcato controllo totale da parte dei governi e delle multinazionali a fare da sfondo sociale a questa nuova opera sci-fi dove la privacy degli individui è totalmente annullata in favore di un rassicurante (ma falso) senso di sicurezza utile più all’élite mondiale che ai singoli cittadini.

Su Netflix: Anon

Il film è strutturato come un atipico noir futuristico con un intreccio che impiega una detection da giallo classico, partendo dall’immancabile meccanismo del “whodunit” per poi impiegare massicciamente le fantasiose tecnologie di stoccaggio audio-visivo per ricostruire le dinamiche nascoste o sfuggite dell’evento in questione.

Anon è un film che per toni e atmosfere, come ad esempio la fotografia desaturata e le ambientazioni asettiche, ricorda Gattaca. La pellicola si distingue anche per quanto riguarda il campo prettamente visivo. Con le soggettive in continua alternanza alle riprese classiche, lo schermo ci mostra i punti di vista dei relativi personaggi coinvolti, con tanto di scritte in sovrimpressione ad analizzare qualsiasi elemento, persona od oggetto che si trovi nel campo visivo dell’osservatore. C’è un continuo e dinamico passaggio fra un paradigma di visione prettamente cinematografico (il formato widescreen 1,85) e modelli classici del gaming videoludico (POV con pistola impugnata e indicatori a video di parametri vitali).

Insomma con Anon il regista neozelandese riesce a confezionare un film avvincente e dalle tematiche mai banali, sorretto anche dalle magnifiche performance di Amanda Seyfried, nel ruolo della misteriosa e sensuale femme fatale, e di Clive Owen, che con la sua recitazione dimessa riesce a trasmettere in maniera efficace il tormento del detective Frieland.

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