sogni

Otto sogni per un regista di 80 anni, otto dipinti che ispirano otto storie dall’infinita poesia e profondità. Sintetizzando così il capolavoro del 1990 di Kurosawa Akira non si può che pensare all’amico italiano che prima di lui sfidò il numero che in orientamento diverso rappresenta l’infinito: Federico Fellini. Così come la generazione della New Hollywood non smise mai di riconoscere un debito verso Kurosawa citando i suoi film e producendone un parte, allo stesso modo Kurosawa non ha mai nascosto il legame fraterno e artistico che lo legava al regista riminese di cui conosceva e amava tutti i film. In fondo Sogni – Konna yume wo mita con i suoi otto racconti ci rimanda all’immortale Otto e 1/2 di Federico Fellini non somigliandogli mai se non per la natura del sogno che alimenta entrambe le soluzioni narrative. Il film si basa su otto sogni che hanno deliziato e turbato il regista, incastonati nella sua estetica cinematografica che giunge qui al suo vertice espressivo, ricca di citazioni e densa di significati che sfrutta un dipinto o l’intero vissuto di grandi pittori per raccontare visivamente intesi drammi onirici.

Gli otto sogni del film non sono vincolati fra loro da particolari elementi, in alcuni casi ritroviamo lo stesso attore come protagonista ma ogni volta il suo aspetto e la sua identità mutano, la presenza continua ma non assoluta di Terao Akira è più da considerarsi come la necessità di un attore proiettivo del regista, come il Marcello Mastroianni di Federico Fellini, non a caso Terao Akira viene identificato durante la produzione come “I” dal regista, dunque come proprio “Io”, Terao è Kurosawa che sogna ma lo sono anche Isaki Mitsunori (Kurosawa ragazzo) e Nakano Toshihiko (Kurosawa bambino)

Kurosawa racconta di avere cominciato a lavorare al progetto del film subito dopo il suo viaggio ad Hollywood del 1986 in occasione della notte degli Oscar. Il progetto, costoso ed imponente, richiederà l’intervento di Steven Spielberg che produrrà il film insieme a cinque finanziatori giapponesi e la garanzia della Warner Brothers come distribuzione internazionale.

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Come ciliegina sulla torta Kurosawa prevede che uno dei sogni sia interamente girato all’interno dei dipinti di Vincent Van Gogh con l’ausilio della computer grafica dell’epoca e la ricostruzione scenografica reale di alcune famose scene dipinte nei quadri e con la partecipazione di Martin Scorsese nella parte dello stesso Vincent Van Gogh.

Il primo sogno Sole attraverso la pioggia mostra l’avventura di un bambino che, disobbedendo alla madre, esplora la foresta ed assiste alla danza nuziale degli spiriti volpe, un viaggio fra natura, mistero e tradizione teatrale dove le volpi si muovono secondo i precetti del teatro No. Nel sogno del pescheto invece un ragazzo incontra gli spirti degli alberi di pesco che risiedono nelle bambole della tradizionale festa del 3 marzo, il percorso paranormale arriva fino al sogno della tormenta, una delle più belle rappresentazioni cinematografiche di yokai (creatura sopranaturali) che oggi sono tanto in voga grazie alle moderne revisioni sviluppate nelle serie cinematografiche di Ringu (da cui il filone americano The Ring) e Ju-On (da cui il filone americano The Grudge). Kurosawa esplora inoltre la brutalità della guerra nel sogno del tunnel e la vita di Vincent Van Gogh nel sogno dei corvi per raggiungere l’apocalisse nucleare con in sogni del Fujiama in rosso e del demone che piange concudendo con un meraviglioso tributo alla vita e la natura con il sogno del villaggio dei mulini.

Nell’anno dell’uscita del film Sogni Kurosawa riceverà dalle mani di Steven Spielberg e George Lucas il premio Oscar per la carriera.

https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/05/evsogni.jpg?fit=1024%2C576https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/05/evsogni.jpg?resize=150%2C150Daniele ClementiApprofondimentiOtto sogni per un regista di 80 anni, otto dipinti che ispirano otto storie dall'infinita poesia e profondità. Sintetizzando così il capolavoro del 1990 di Kurosawa Akira non si può che pensare all'amico italiano che prima di lui sfidò il numero che in orientamento diverso rappresenta l'infinito: Federico Fellini....Università degli studi di Roma La Sapienza