Benedict Andrews mette in scena l’inquietante storia della persecuzione di Jean Seberg (l’attrice di Fino all’ultimo respiro di Godard) da parte dell’Agenzia federale americana durante la sua attività di sostegno politico ed economico al Black Phanter Party. Il film è una biografia in salsa thriller con un cast stellare e diverse furbizie alla moda. La qualità tecnica è di livello cinematografico ma la sceneggiatura tradisce una forma televisiva anni ’90.

Il Counter Intelligence Program venne istituito all’interno dell’F.B.I. nel 1956 e proseguì la sua attività fino al 1971. Il programma si occupava sia di singole persone che di gruppi che in qualche maniera erano considerabili come “sovversivi”. Nel mirino del COINTELPRO c’erano le principali organizzazioni americane femministe, pacifiste, animaliste, ambientaliste, islamiche e per l’eguaglianza dei diritti umani. Naturalmente il COINTELPRO teneva anche d’occhio le organizzazioni o associazioni dei nativi americani, degli afro-americani e dei portoricani. Fra i più famosi perseguitati del programma si ricordano Martin Luther King ed i più influenti progressisti americani dell’epoca. Solo 8 anni dopo la sua costituzione, l’agenzia cominciò a preoccuparsi delle divisioni americane del K.K.K.

Il film di Benedict Andrews racconta l’attività di pedinamento, intercettazione, intimidazione e violazione di domicilio e privacy da parte della COINTELPRO nei confronti dell’attrice chiave della nuovelle vague Jean Seberg. Il racconto avviene per equità sia dal punto di vista della vittima che da quello di un giovane e idealista agente dell’F.B.I. mantenendo per entrambi e con fermezza la critica per l’operato dello stato americano. Ne viene fuori un film senza sbavature, forse però troppo attento alla ricostruzione dei fatti, alla precisione degli eventi rispetto ad un suo contenuto specifico morale.

Insomma guardando Seberg (trailer) si perde la visione d’autore (cosa curiosa trattandosi di un film sulla musa della Nouvelle Vague) a favore di una documentazione esteticamente elevata dove emerge una visione morale del racconto sempre sublimata dal bisogno di una confezione elegante. Si ha quasi la sensazione che l’esposizione accurata dei fatti serva anche ad evitare slanci politici autoriali che forse in questo caso potrebbero imbarazzare gli Amazon Studios.

Kristen Stewart interpreta Jean Seberg con passione dandole una nota nevrotica costante (plausibile data la persecuzione) ed una carica magnetica molto coerente con il personaggio originale.

La forza del film sta tutta nella ricostruzione di un fatto storico poco noto o dimenticato confezionato in un formato elegante e compatibile un pò per tutti i gusti, un prodotto ben fatto in cui però si sente mancare l’anima dell’autore e per un film su una donna che gli autori li ha visti nascere è un pò contraddittorio.

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