Richard Gere a Maratea
Per gentile concessione di Tommaso Martinelli

In occasione delle Giornate del Cinema Lucano a Maratea (23/27 luglio 2019) si è tenuta nel pomeriggio della giornata conclusiva del Festival una masterclass con l’attore americano, mentre nel corso della serata l’attore ha ricevuto il Premio Internazionale Basilicata.

Una folla di un centinaio di persone si è accalcata impaziente davanti ai cancelli dell’hotel Santa Venere per la masterclass del divo Richard Gere in programma per le ore 17. Ingresso lento dovuto alle ovvie normative di sicurezza, con le immancabili automobili da vacanza (potremmo chiamarli i “macchinoni americani”) alle quali viene data la precedenza sui curiosi e giornalisti per quanto riguarda l’ingresso ai cancelli.

Ma ecco che fortunatamente riescono ad entrare tutti e possono vedere ben da vicino il mattatore protagonista di “American Gigolo”, “Ufficiale e gentiluomo” e “Schegge di paura”. L’incontro, moderato da Claudio Masenza e tradotto dai produttori Nicola Giuliano e Andrea Occhipinti, può aver tuttavia destato qualche perplessità nei primi minuti vista l’assenza di microfoni che ha reso piuttosto difficoltoso l’ascolto per gli spettatori più lontani. L’atmosfera che vuole il divo è però quella di un friendly e quieto picnic o incontro da giardino reale di tempi remoti.

Mentre leggermente lontana dalla folla si intravede la splendida Vittoria Puccini, Gere si racconta: dai suoi ricordi delle prime volte nel Sud Italia, prima con l’incontro a Positano con Franco Zeffirelli e poi a Matera per le riprese di “King David” (1985), ai suoi viaggi in Sudafrica (“mi emoziona laggiù il mare, il deserto, la foresta, la vita che costa poco e il piccolo aeroporto”) e ai suoi emozionanti incontri con il Dalai Lama (“da lui ho appreso qualcosa di inaspettato, ti insegna attraverso la meditazione che si è felici anche se non si ci sente realizzati”)

Per quanto riguarda gli Stati Uniti l’attore esalta l’habitat indipendente, come quello del Telluride Film Festival: “laggiù la natura è spettacolare e la gente ha un senso speciale della gioia, dove c’è una comunità e puoi guardare la gente in faccia, dove il cibo è buono e c’è un’umanità che percepisci”. Il suo potenziale senso umanitario nei confronti delle classi emarginate non viene meno ed eccolo quindi rivolgere qualche staffilata indignata al presidente Trump sostenendo che “è incapace di capire la sofferenza degli altri ed è il più grande peccato che si possa fare”. Comunque risponde con abrasiva ironia al pubblico quando “con una buona sceneggiatura potrei anche interpretare un film sul presidente!”

Non possono ovviamente mancare i racconti sulle riprese del suo film più acclamato, quel “Pretty Woman” (1990) il quale preferirebbe che la gente non amasse più di altri suoi film: “la scena del pianoforte la improvvisammo, di solito quando viaggio all’estero mi metto a suonare il piano dell’hotel a notte fonda quando vicino a me ho soltanto il cameriere intento a pulire la moquette. Il regista trovò divertente questa mia caratteristica e la inserimmo al momento, ovviamente il regista mi chiese di suonare qualcosa d’atmosfera e per me non era un problema. Era un gioco di seduzione e man mano è cresciuta fino a che è diventata quella scena d’amore sul piano”. Il momento più commovente è stato verso la conclusione quando fa il suo ingresso in mezzo alla folla l’amabile cane protagonista di “Hachiko – Il tuo migliore amico” (2009) sotto gli occhi divertiti di tutti i curiosi.

Come ogni star che si rispetti pochissimi hanno avuto la possibilità di rubare qualche selfie all’attore, e anche la corsa verso la hall dell’hotel è stata più forsennata che mai. Giornalisti e ammiratori più insistenti non hanno avuto speranze di un’intervista con Richard, ma se non altro i più fortunati della prima fila seduti sul prato lo hanno visto appunto a pochi centimetri di distanza e con voce non filtrata da microfono…

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