Picard

È tornato il Capitano Picard (Patrick Stewart) a più di venticinque anni di distanza dall’ultima puntata della serie regolare Star Trek: The Next Generation e vent’anni dal suo ultimo film Star Trek Nemesis. Il nuovo showrunner Michael Chabon punta tutto sulla vecchiaia del protagonista e la sfrutta per un racconto sulla mortalità, l’eredità del proprio retaggio e il senso della vita umana. I temi esistenziali di Chabon aiutano, ma la serie fatica a staccarsi dal più grande pregio e difetto di Star Trek: il fan service senza confini. Ma prima di immergerci nel futuro dobbiamo fare un breve tuffo nel passato per capire lo spessore di una saga che si porta sulle spalle una pagina di storia pop della cultura americana.

Siamo nel 1964 quando Gene Roddenberry propone ai dirigenti della National Broadcast Company (da qui in poi NBC) la serie televisiva Wagon Train to the Stars. La serie voleva essere una rilettura fantascientifica del telefilm western di successo Wagon Train. La puntata pilota non convinse la rete televisiva, una delle ragioni fu la scelta di un secondo in comando di genere femminile, ed il progetto venne rifiutato. Contrariamente alla norma, la NBC decise di proporre a Roddenberry una riscrittura del plot con un nuovo capitano (William Shatner nei panni di James T. Kirk) ed un primo ufficiale alieno maschio (Leonard Nimoy nei panni di Spock). Con la puntata Where No Man Has Gone Before – Oltre la galassia, la serie chiamata Star Trek vide la luce sui televisori americani l’8 settembre del 1966.

Il telefilm preferito da Andy Warhol durò solo tre anni e dopo il secondo ebbe bisogno di una marea di lettere di protesta del pubblico per ottenere una stagione finale. In quel poco tempo la serie tv riuscì a contribuire all’educazione politica e sessuale delle nuove generazioni di americani, con il primo bacio interrazziale della storia della televisione ed il primo personaggio afroamericano femminile ricorrente. L’attrice di colore Nichelle Nichols ricorda che venne convinta dal reverendo Martin Luther King a non abbandonare la serie per il peso mediatico e politico che aveva la presenza di una “sorella” in un prodotto per famiglie americano.

Le repliche sulle tv regionali ed i temi molto sessantottini del telefilm permisero alla serie di non morire mai e l’otto settembre del 1973 tornò in televisione per due anni, con nuove puntate sotto forma di cartone animato doppiato dal cast originale. Ma Star Trek era una serie che non voleva morire, questa caratteristica ha permesso al prodotto di resistere per cinquantaquattro anni, attraverso diverse riscritture e declinazioni che non accennano ad esaurirsi. Nel 1979 Roddenberry, forte degli incassi di film come Star Wars di George Lucas, ottenne la rinascita del suo prodotto in una serie televisiva chiamata Star Trek Phase Two, che presto si sarebbe trasformata in un lungometraggio diretto dal quattro volte premio Oscar Robert Wise (West side story e Tutti insieme appassionatamente, nonché co-montatore di Quarto potere) avvalendosi della consulenza scientifica di Isaac Asimov.

William Shatner (storico Capitano Kirk) e Patrick Stewart (Capitano Picard) nel film crossover Star Trek Generations (1994) di David Carson che fa da lancio cinematografico per i film del Capitano Picard.

Negli anni ottanta il fenomeno di Star Trek non si arrestò, proseguendo con diversi fortunati film e nel 1986 sotto l’egida di Roddenberry il nuovo showrunner, Rick Berman sviluppò una nuova generazione di esploratori spaziali, ambientando ad un secolo di distanza dalla serie originale e dai film la sua Next Generation. La fase di Berman sarebbe durata quasi 20 anni con quattro serie televisive (con più di 450 puntate in totale) e quattro film. Questa fase era caratterizzata da una nuova nave spaziale che ereditava dalla serie classica il nome e un complesso equipaggio multirazziale che integrava al suo interno diversi alieni ed un essere vivente artificiale: Data (Brent Spiner).

Nella serie classica il capitano protagonista era giovane, dinamico ed a tratti impulsivo, il suo primo ufficiale per bilanciamento era saggio, riflessivo e razionale. Con la nuova generazione si sentì il bisogno di confermare la struttura invertendo parzialmente lo schema. La serie Next Generation era derivativa del progetto mai realizzato di Phase Two, in cui il capitano invecchiato, più maturo e riflessivo agiva con un nuovo primo ufficiale giovane e dinamico avendo come consulente scientifico il vecchio Spock, sempre distaccato, razionale ed inumano. Quello che non si poté inserire nel film del 1979 venne rielaborato nella serie tv con alcune variazioni e la creazione di personaggi del tutto nuovi.

Ecco quindi arrivare Picard (Patrick Stewart), capitano maturo, colto e di origini europee, esperto e strategico, con uno spiccato dono per la diplomazia ed una grande fiducia nella federazione e nel genere umano. Al fianco di Picard viene creato il primo ufficiale William Riker (Jonathan Frakes) in tutto e per tutto simile allo storico capitano Kirk, dinamico, avventuroso, sicuro dei suoi mezzi, ma molto fedele al suo capitano ed infine una creatura non umana simile a Spock: un perfetto androide ricco di sorprese e in perpetua ricerca dell’umanità che i suoi circuiti non possono ottenere: Data.

La fortunata serie si concluse dopo 7 stagioni regolari, lasciando alcune sottotrame in eredità ad altre serie spin-off e proponendo il primo capitano di colore (7 stagioni di Deep Space Nine) ed il primo capitano donna (7 stagioni di Voyager) con il rinnovo del record del bacio, realizzando il primo bacio omosessuale in una serie per famiglie. Berman sviluppò anche un fortunato ciclo di quattro film (incluso un crossover con la generazione precedente) che Patrick Stewart poté interpretare fra un capitolo cinematografico di X men e l’altro, portando il pubblico di Star Trek in casa Marvel e viceversa.

Da quando Stewart ha lasciato il ruolo di protagonista, il franchise ha cercato di rigenerarsi con lo sfortunato prequel Enterprise, tre film reboot sotto la responsabilità di J.J. Abrams che hanno aperto molte polemiche in rete, e due stagioni di una serie prequel in esclusiva per Netflix intitolata Discovery. Il ritorno di Stewart dopo un complesso filone di storie a lui estranee durato 20 anni, è una caso praticamente unico nella storia della fantascienza televisiva. Sicuramente il piccolo miracolo si deve alla maturità artistica dell’attore ed alla fortuna legata al personaggio di Xavier nel franchise Marvel X Men, che ha generato un’altissima aspettativa da parte del pubblico, molto difficile però da soddisfare.

Il nuovo cast centrale di Picard composto quasi esclusivamente da personaggi inediti creati per il nuovo flusso narrativo.

Sono passati vent’anni dal sacrificio con cui Data salvò Picard nella battaglia finale del film Star Trek Nemesis. Gli alieni romulani, che nel mondo di Star Trek rappresentano da sempre una metafora della guerra fredda tra Usa e Urss, sono devastati dalla tragica distruzione del loro pianeta natale. La federazione unita dei pianeti fa le veci dell’Onu e sotto la guida di Picard cerca di recuperare più romulani possibile prima che il pianeta esploda. Una nuova generazione di androidi, figli tecnologici di Data, devastano la colonia umana su Marte agendo come kamikaze fondamentalisti e provocando la sospensione delle attività umanitarie, come successe nel mondo reale dopo l’11 settembre 2001. L’Ammiraglio in pensione Picard viene intervistato in occasione dell’anniversario del salvataggio dei romulani e provocato dalla giornalista lamenta il comportamento poco umanitario dell Federazione. Ad un passo dalla fine dei suoi giorni, Picard riceve la visita di una ragazza in pericolo che lo spinge di nuovo in azione, ben presto scoprirà di avere a che fare con la figlia sintetica di Data e che la galassia ha di nuovo bisogno di lui.

Michale Chabon ha un compito difficile da portare avanti, a lui spetta il compito di ricollegare in dieci puntate l’universo del capitano Picard ad un mondo nuovo in cui la Federazione sembra aver perso i suoi principali valori. Inoltre Chabon deve costruire un percorso credibile per l’evoluzione del suo personaggio e lanciarlo in un nuovo modello narrativo aperto a spettatori che non guarderanno mai cinquant’anni di serie per mettersi in pari. Infine ogni puntata deve fare i conti con il pubblico classico di Star Trek, che è certamente fra i più pignoli e cavillosi dell’universo dei fan di fantascienza.

Tom Hardy che nel 2000 fu il giovane Picard ed il suo clone Shinzon in Star Trek Nemesis di Stuart Baird

Inevitabilmente Picard soffre della nevrosi di dover soddisfare il pubblico classico che rivuole gli amici di sempre in azione ed un pubblico che cerca personaggi adatti alla sua generazione e privi di origini troppo complicate da seguire. A tratti Picard si rivela faticoso per il pubblico nuovo che deve confrontarsi con tanti personaggi trattati come famosi ma a lui sconosciuti, mentre il vecchio pubblico può essere ostico ad accogliere personaggi nuovi così lontani dai valori delle serie anni novanta.

La serie quindi regala momenti nostalgici efficaci come il comandante Riker che prepara la pizza o la cyborg Sette di Nove che finalmente combatte come Lara Croft, realizzando il sogno dei vecchi fan. Se da una parte sono stati accontentati i fan, dall’altra l’equipaggio di Picard è in pratica tutto nuovo, con personaggi per un nuovo pubblico presi in prestito dal fantasy o dalla letteratura cyberpunk, con alcuni monologhi molto ben recitati (gli attori di questa serie sono molto più esperti dei predecessori) ma inefficaci, provocando grossi scompensi di tensione nelle puntate. Il personaggio Picard insomma è scritto benissimo, ma il resto della squadra fatica a funzionare e quando succede è per merito della fama che li precede tra i fan. La rigenerazione di Picard non è solo extradiegetica e pur non volendo scrivere di più, si invita a riflettere su quello che succederà al protagonista nell’ultima puntata per meglio capire il senso della serie.

Si vuole chiudere con una piccola curiosità dal passato. Chi conosce il film Star Trek Nemesis sa che in panchina da più di vent’anni abbiamo anche un candidato per una futura rigenerazione del franchise e per una possibile saga di un giovane Picard. Si tratta della star di Hollywood che in giovane età interpretò Shinzon, il clone romulano di Picard: Tom Hardy. In caso di bisogno si sa già dove guardare…

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