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“Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò.”

-Geremia 11:11

In America aspettavano il nuovo film di Jordan Peele da febbraio 2017, quando aveva stupito critica e pubblico con Get Out (un incasso di oltre 176 milioni di dollari nel mercato americano a fronte di un budget di soli 5 milioni). Peele non solo aveva dimostrato un grande talento per la regia e la scrittura, oltre che un’enorme conoscenza del genere horror, ma lo ha fatto parlando delle ancora enormi divergenze razziali e delle ipocrisie sull’argomento che imperversano tutt’oggi negli Stati Uniti. Con Noi Peele riprende il discorso sul suo paese, non più da un punto di vista razziale, bensì da un punto di vista sociale, e, come nel primo film, usa il suo genere cinematografico preferito, l’horror, per parlarne.

Il film racconta di una famiglia, i Wilson, che, durante una vacanza al mare, viene attaccata in casa da una famiglia di loro sosia che cercherà di ucciderli e di prenderne il posto. Se in Get Out Peele riflette sullo sfruttamento del corpo degli afro-americani da parte dei bianchi negli Stati Uniti, in questo film indaga l’abuso del corpo delle classi più povere da parte di quelle più ricche. Questo è messo in chiaro nel confronto tra Adelaide, la protagonista e madre della famiglia, e Red, la sua doppelgänger (interpretate entrambe da Lupita Nyong’o), dove la sosia spiega che lei e le altre “ombre prive di anima”, che vivevano nei tunnel sotterranei, sono sfruttate e costrette a seguire il percorso di vita degli “originali”. Come poi scopriamo in seguito non è solo la famiglia di Adelaide ad avere queste ombre, ma tutti ce l’hanno e Red sta guidando una sorta di rivoluzione.

Jordan Peele nelle interviste per promuovere il film dice che “il film parla di noi” (“it’s a movie about us”), dove noi sta principalmente per americani (anche se, in quanto soggetti all’enorme influenza culturale statunitense, molto di quello di cui parla il film riguarda tutti noi che viviamo in paesi occidentali più ricchi e quindi privilegiati). Non è dunque un caso che Peele abbia scelto il titolo Us che riprende l’acronimo di United States. Attraverso la metafora, di cui il regista fa ampio uso ma senza mai risultare fastidioso, si affrontano temi quali lo sfruttamento delle classi più povere e l’incarcerazione di massa negli Stati Uniti: i doppelgänger sono infatti costretti a vivere in tunnel sotterranei che ricordano un ambiente carcerario e indossano tutti una tuta rossa che rievoca le tute arancioni tipiche delle prigioni americane.

Peele racconta tutto questo in maniera eccezionale con una regia molto capace nella costruzione delle scene di tensione, coadiuvato anche da un’ottima fotografia, dalle musiche di Michael Abels – che sono perfette, come dimostra anche il tema principale che riprende I Got 5 On It dei Luniz – e da un cast eccezionale, in cui ogni attore è chiamato a interpretare due personaggi. Lupita Nyong’o è l’assoluta protagonista del film e la sua interpretazione di Adelaide e Red è impressionante nell’uso del suo corpo e della sua voce (la visione in lingua originale è d’obbligo). Bravissimi anche Winston Duke che interpreta il marito di Adelaide, Gabe e il suo doppelgänger Abraham, e Elisabeth Moss che interpreta un’amica della famiglia protagonista, Kitty e la sua tethered Dahlia.

Nel film ci sono continui riferimenti e citazioni a film horror del passato: la scena in spiaggia riprende quella de Lo squalo e l’influenza del cinema di Romero nell’idea di film horror come film di critica sociale è evidente, ma non mancano nemmeno altri riferimenti culturali come ad esempio il passaggio della Bibbia Geremia 11:11 e l’evento Hands Across America, che nel 1986 portò milioni di americani a creare una catena umana attraverso gli Stati Uniti per raccogliere fondi per senzatetto e persone che vivevano in povertà.

Noi è quindi un bellissimo film, teso, intelligente e con una buona dosa di ironia (Peele è anche un comico), bellissimo visivamente e uno dei migliori titoli di questa stagione cinematografica, realizzato da un regista dall’enorme talento e che, con i suoi film, racconta i problemi dell’America di oggi riuscendo a imporsi nel dibattito politico e culturale nel suo paese. È un regista dalle idee chiare con un messaggio potente da spingere e lo fa con un genere cinematografico che evidentemente ama. E noi, sinceramente, non vediamo l’ora di vedere i suoi prossimi lavori.

di Jonas Martelli

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