Molly Bloom (Jessica Chastain), campionessa in una famiglia di campioni, punta a diventare l’eroina di se stessa. Il padre esigente (Kevin Kostner) tiene sotto controllo lei e i fratelli per incitarli ad eccellere, provocando così nella figlia un senso di frustrazione ma allo stesso tempo spingendola a dare sempre di più.

Giovanissima e promettente sciatrice freestyle, nonostante un problema alla schiena a soli dodici anni, Molly continua a gareggiare finché un incidente non mette definitivamente la parola fine alla sua carriera agonistica. Decide allora di prendersi un anno sabbatico, rinviando il ritorno all’università e mettendosi alla ricerca di un’occupazione. Oltre al tranquillo impiego da cameriera ottiene anche quello di segretaria per un uomo che organizza partite di poker clandestine, il quale un giorno la coinvolge in questa attività. Molly se la cava molto bene e le mance sono sostanziose, così il capo le comunica che non la pagherà più per il suo lavoro in ufficio ma soltanto con le entrate del secondo impiego. Dopo che la donna, però, dimostra il proprio scontento nel sottostare a questa sorta di schiavitù, lui con una scusa la licenzia. Comincia quindi ad organizzare da sola le partite, potendo contare sulla conoscenza dei giocatori più famosi e di una lussuosa suite d’hotel.

Molly’s game, film di Aaron Sorkin (West WingThe social network, Steve Jobs) per la prima volta anche alla regia oltre che alla sceneggiatura (candidata all’Oscar), scorre veloce grazie ad un montaggio frenetico che rispecchia l’adrenalina del gioco. Lvoice over della stessa protagonista narra le vicende, alternando il presente, in cui si assiste allo sviluppo del processo di Molly dopo l’arresto da parte dell’FBI, al passato. Quest’ultimo a sua volta si dipana su due piani temporali, l’adolescenza della sciatrice segnata dai duri allenamenti col padre, e l’ascesa come organizzatrice di partite di poker.

La sua vita è un continuo susseguirsi di grandi salite ma altrettanto brutali cadute, da cui però la giovane riesce sempre a rialzarsi con la testa alta, pronta a cominciare da capo per raggiungere di nuovo la cima perduta. Ciò rende Molly più che la “Principessa del poker”, come è stata definita, un’amazzone: guerriera che adora combattere e che ama le nuove sfide, la competizione, il mettersi in gioco qualsiasi sia il campo di battaglia, ma soprattutto ama vincere.

Ancora una volta dunque, Aaron Sorkin s’ispira alla biografia di una personalità forte, carismatica, dotata di grande intelligenza e determinazione, che punta alla scalata sociale, ma questa volta è finalmente giunto il momento di una donna. Nuovamente mette in scena un conflitto tra una mente geniale e il mondo che la circonda, in questo caso l’universo maschile a partire dal genitore. In Molly, infatti, il complesso di Elettra viene rovesciato e all’amore per il padre si sostituisce la ribellione nei suoi confronti. Il rapporto difficile col quella che è la figura maschile più importante per una giovane donna, è poi seguito dai tradimenti di altri uomini, dal datore di lavoro al giocatore che si vendica per un rifiuto sentimentale.

La pellicola procede in maniera scorrevole ma allo stesso tempo manca di qualcosa. Nonostante una grande storia e dialoghi conditi sempre con quella dose di ironia tipica delle sceneggiature di Sorkin, lo scrittore risulta un po’ sottotono, presentando una protagonista che seppur fiera combattente, non ha quel fascino che altri personaggi nati dalla sua penna possedevano. La sua bellezza e il suo ingegno a volte risultano quasi glaciali.

di Maria Concetta Fontana

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