Finalmente è giunto il tempo di mettere in crisi tutte quelle convinzioni errate che si sono sedimentate nel corso dei secoli nell’immaginario collettivo. Nel suo film Garth Davis ci mostra una Maria Maddalena molto diversa dalla prostituta redenta a cui siamo soliti pensare, rovesciando la visione distorta nata da errori di lettura filologica dei testi sacri. Ad interpretarla è l’intensa e magnetica Rooney Mara, che rende il suo personaggio una vera icona femminista e ribelle. In un momento in cui è molto forte la tendenza a rivalutare il ruolo della donna nell’industria cinematografica, sia difendendone i diritti (Time’s Up), sia attraverso personaggi femminili eroici (Tomb Raider), è molto significativo che arrivi in sala un film che rivaluti la più incompresa donna della cristianità, l’Apostola degli Apostoli.

Il film è incentrato completamente sul suo punto di vista, come se fosse la versione non scritta di un ipotetico Vangelo secondo Maria Maddalena. Joaquin Phoenix ci sorprende con l’interpretazione di un Gesù malinconico e sofferente, incompreso dai suoi stessi discepoli e in simbiosi con la sola Maddalena, il cui sguardo verso di lui è pieno di ammirazione e dolcezza, che sembra brillare della luce della santità. Il film ci invita a riflettere su un tema fondamentale: il divario tra la parola di Gesù e i dogmi della Chiesa, in un periodo in cui la revisione e la reinterpretazione dei testi sacri (compresi i Vangeli Apocrifi) ha sempre maggior importanza. Oltre ad accogliere le istanze femministe, volge lo sguardo anche al revisionismo cristiano in chiave animalista. In questo senso è assolutamente significativa la sequenza nel tempio di Gerusalemme, in cui Gesù rimane disgustato dall’atroce e sanguinolenta pratica del sacrificio degli agnelli. La scena è anche un evidente rimando alla metafora di Gesù come agnello di Dio e preannuncia visivamente la sorte a cui egli è destinato.

La regia è molto interessante, ed esprime quel senso di spiritualità e libertà di chi ricerca il contatto con la divinità, con sequenze affascinanti e poetiche, che alle volte possono ricordare perfino lo stile di Terrence Malick. L’acqua ha forti valenze simboliche durante tutto il film: il corpo che affonda negli abissi è una metafora di morte, i corpi che risalgono in superficie di resurrezione. Inoltre, l’acqua purifica e con la sua limpidezza aiuta l’individuo nella sua ricerca spirituale.

Ma dov’è il Regno di Dio? Maria Maddalena sembra essere l’unica ad averlo compreso. Così come Dio è in noi (scriveva Sant’Agostino) il regno di Dio è già qui, nei nostri cuori. Lei è la custode di questa verità, e con le donne che la seguiranno continuerà a predicarla.

di Corinne Vosa

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