Continuiamo l’analisi della ricezione dei film attraverso i tweet, dopo la mascolinità di Creed torniamo con Jennifer Lawrence alla ribalta (l’analisi sul femminismo di Hunger Games) con l’ultimo film di David O’Russel, Joy: la storia della casalinga disperata Joy Mangano che inventa negli anni ’80 il miracle mop, lo straccio per lavare i pavimenti che si strizza da solo. Un film che si inserisce nell’immaginario femminista, con la giovane donna che lotta, rischia e combatte per realizzare il suo sogno. Un’idea figlia dell’american dream che apre una parentesi sull’imprenditoria femminile, inserita comunque nella sfera domestica, nel mondo delle televendite e della perfetta casalinga americana. La matriarca del mocio, così viene definita dalla stessa voice over – l’orgogliosa nonna incantata dall’american Joy.
GH Joy February 2016 Cover

Curiosa è sicuramente la figura della vera Mangano, italoamericana che ha sbancato nel commercio casalingo, una donna visivamente diversa dalla Lawrence, come vediamo nella copertina di Good Housekeeping – già dal nome della rivista possiamo capire il target, con l’inventrice del mocio in copertina e le domande da donna affermata che sembrano uscire da magazine degli anni ’50

Cosa preparo per cena? La mia cucina ha bisogno di un restauro! Lo zucchero è davvero un nemico? Perchè le mie labbra sono così secche d’inverno?

Non è certo questa l’immagine che il regista ha voluto passare nel film. Joy viene rappresentata come una donna in difficoltà con due bambini, divorziata e con una famiglia a carico. O’Russel ha voluto quindi sfruttare il pretesto del mocio per raccontare una storia molto più articolata di quello che è l’oggetto in sé. Aprendosi a un discorso sociale, dipinge la famiglia americana – come cita un altro tweet – stranita dall’idea del neoliberismo come salvezza, insomma ancora colpa del neoliberismo.

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Ma il target e la ricezione del personaggio della Mangano sembra invece colpire tutta un’altra fascia. La critica maggiore colpisce proprio quello che dovrebbe essere solo il pretesto del sogno di Joy: uno straccio per migliorare la vita delle donne, che ha generato tweet e battute come ora guarderò il mio mocio con occhi diversi oppure sono fiero della mia strizzatura a mano del mocio.

Schermata 2016-01-27 alle 21.41.07Schermata 2016-01-27 alle 21.53.32Un cast d’eccezione con Isabella Rossellini, Robert De Niro, Bradley Cooper e la Lawrence che, apprezzatissima come sempre, viene riconfermata ancora una volta come un’attrice protagonista capace di immedesimarsi e raccontare una storia, nonostante, come leggiamo in molti tweet, venga presa in giro per l’oggetto del suo desiderio. Da Katniss a Mangano, Jennifer Lawrence rappresenta nei suoi film la passione e la lotta per raggiungere i propri obiettivi. La stessa Isabella Rossellini, che interpreta la finanziatrice e nuova compagna del padre (Robert De Niro) ha dichiarato gli intenti femministi del film. Eppure, l’imprenditrice sicura di sé ci si presenta come ereditiera e non come donna di successo, amputando quelle pretese femministe che avrebbero potuto incantare il sognatore americano. Quando pensiamo al femminismo la prima cosa che ci viene in mente non è sicuramente l’invenzione di un mocio, e questo l’abbiamo capito soprattutto per la moltitudine di immagini ironiche e fotomontaggi.

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Dora Ciccone e Silvia Di Gregorio

http://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/01/joy-gallery3-gallery-image-1024x551.jpghttp://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/01/joy-gallery3-gallery-image-150x150.jpgRedazioneRecensioniRecensioni di Filmamerican dream,Bradley Cooper,cultura pop,David O'Russel,feminist,Isabella Rossellini,Jennifer Lawrence,ricezione,tweet,twitter,twitter dixitContinuiamo l'analisi della ricezione dei film attraverso i tweet, dopo la mascolinità di Creed torniamo con Jennifer Lawrence alla ribalta (l'analisi sul femminismo di Hunger Games) con l'ultimo film di David O'Russel, Joy: la storia della casalinga disperata Joy Mangano che inventa negli anni '80 il miracle mop, lo...Università degli studi di Roma La Sapienza