john wick 3

Sotto la pioggia battente di New York l’uomo nero sulle forze fugge da un destino imminente scandito dai rintocchi dell’orologio. Prosegue sulla scia del precedente capitolo di quella che ormai si potrebbe definire una saga il ritorno di John Wick, la macchina da guerra in cerca di pace animata da un formidabile Keanu Reeves che non si smentisce mai.

Quella tradotta sul grande schermo è azione allo stato puro con l’intento di dar vita a una “narrazione che permea l’azione”, parole di Chad Stahelski, il quale propone allo spettatore un intrattenimento magistrale di tipo violento, denso di acrobazie, inseguimenti e combattimenti martellanti al limite della fisica che lo portano a rimanere costantemente incollato alla visione. E’ esplicativo come ogni sequenza presenti almeno un fracassamento di cranio per chiunque provi ad ostacolare il leggendario John Wick. Ciò potrebbe risultare ridondante se non fosse per la moltitudine di soluzioni adottate, come nell’impiego dei cavalli come vere e proprie armi in una scena anacronistica dal chiaro svolgimento western per le vie di Manhattan, un espediente come altri che rende John Wick 3 – Parabellum un film dinamico nella sua staticità.

Il nucleo narrativo è semplice in ogni suo aspetto, più snello e movimentato dei precedenti, dove stavolta il nemico è l’intero sistema criminale che dà la caccia al cacciatore, pur celando all’interno del superspettacolo la componente psicologica del personaggio mosso allo sterminio più travolgente da ragioni all’apparenza futili (il cane, l’auto) che ne nascondono il turbamento. John brancola nel buio, il suo buio, in una dimensione diegetica, e forse non solo quella, in cui la società degli assassini è dominata da regole ferree. “L’unica cosa che ci distingue dagli animali” viene detto da un membro della consociazione (Jerome Flynn), gli stessi animali fedeli e innocenti per cui John empatizza tanto. Allora perché attenersi a regole così prive della stessa umanità che le regole declamano? Questo è l’interrogativo che spingerà il Baba Yaga a una resa dei conti più consapevole, con tanto di colpo di scena finale.

Keanu Reeves a vent’anni dall’uscita di Matrix (con il supporto di Laurence Fishburne, tra gli altri) porta nelle sale, a partire dal 16 maggio in Italia, un’adrenalinica girandola di imprese sanguinolente dall’ineccepibile e cruda verosimiglianza, per la quale, in vista di un eventuale e preannunciato quarto capitolo, l’intrattenimento non è in discussione.

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