In occasione del Ciclo di seminari in Film e Media Studies promosso dal Dipartimento di Storia dell’arte e dello Spettacolo, il Prof. Paolo Bertetto docente di Analisi del film e Teoria e Interpretazione del film, ormai in pensione, ha tenuto una lezione dottorale intitolata Il Cinema e le dinamiche dell’intensità.

L’intensità del nome è quella che ritroviamo anche come tema del suo ultimo lavoro saggistico Il Cinema e l’estetica dell’intensità (Mimesis, 2016). A moderare l’incontro i docenti Giulia Fanara e Andrea Minuz. Molti i dottorandi che lo ascoltano con grande interesse, qualche studente come il sottoscritto ad ascoltarlo con fervida passione in ricordo dei corsi seguiti durante il trienno di Arti e Scienze dello Spettacolo. I temi che il professore torinese affronta nell’incontro spaziano dal comportamento dello spettatore, alle questioni teoriche sul cinema sollevate da Gilles Deleuze e Felix Guattari, ma soprattutto alle appena citate teorie sul concetto di intensità nel testo filmico. Secondo Bertetto “l’intensità opera dei dislivelli, ed è grazie a questo che il film ottiene un andamento dinamico e irregolare, acquisendo forza nei confronti dello spettatore”.

Grande studioso delle avanguardie storiche e del cinema americano classico da Hitchcock a Welles, non nasconde le sue posizioni su una certa critica cinematografica del passato, ideologica e in altri casi legata alla semiotica che a suo avviso avrebbe largamente penalizzato l’esperienza spettatoriale. A partire dagli interessanti approfondimenti sui lavori teorici di Ėjzenštejn (tra i quali Metod di imminente pubblicazione in Italia per Marsilio) e di Deleuze, afferma anche le sue forti perplessità sulla trasposizione delle opere e dell’estetica narrativa di Bertold Brecht al cinema, quest’ultima in netta contrapposizione con gli orizzonti di genere cinematografico da lui trattati.

Tra docenti stavolta il confronto e più vivo e vegeto che mai, si crea una vera e propria tavola rotonda tra lui e gli inseganti dello stesso dipartimento presenti in sala. Ad alcune mie domande sui suoi primissimi lavori da critico cinematografico durante gli anni Settanta, si dimostra onestamente non concorde con quelle vecchie monografie e posizioni interpretative. E proprio con queste divertite risposte sul suo lungo excursus biografico che decide di congedarsi dal dibattito. Come si evince dall’interesse del pubblico e dei colleghi, una cosa è certa: ha fatto in modo di suscitare curiosità su di sé.

di Gianmarco Cilento

 

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