green book

Rumore di macchine. Schermo nero con una scritta: “Inspired by a true story”. Già da questo piccolo frangente si capisce che sarà un film on the road, che tratta di eventi accaduti realmente. Il film però non comincia per strada come ci si aspetta dal rumore fuori campo o dalla locandina del film. Inizia in un locale, in un club dove la macchina da presa si muove fluida con stacchi naturali. La fotografia è accesa e brillante. Tony Lip viene seguito e messo a fuoco dalla camera che poi si dimentica di lui. Siamo attratti dalla musica che illumina il nostro udito e la nostra vista. Un film si può capire dai primi 15 minuti. Un film on the road e un film sulla musica, una musica bellissima, ma nulla in confronto a quella che stiamo per ascoltare. Un protagonista, Viggo Mortensen, o alias Tony Lip o meglio Tony Vallelonga, un italo americano, un po’ razzista, che per sbarcare il lunario è pronto a imbrogli e a mangiare 26 hot dog, ma non può mangiare 26 hot dog ogni mese, afferma egli stesso. Ed ecco allora una chiamata. Dr. Shirley, un pianista, cerca un autista per fare un tour nel sud degli Stati Uniti. Un’impresa semplice? Sì, se Donald Shirley non fosse un uomo di colore all’epoca di Kennedy, quando nel sud regnava ancora il più dilagante razzismo. D’altronde “Green Book” è un libro che raccoglie gli hotel dove sono benvenuti gli uomini neri.

Tra panoramiche che piano piano si stringono fino alla macchina azzurra accesa e la poesia di un uomo che beve da solo, guardando il vuoto, eccoci arrivare al vero incanto. Dal particolare delle mani che suonano vivacemente sul piano, al mezzo busto di Mahershala Ali, Don Shirley, il cui virtuosismo «è degno degli dei», dirà Stravinskij. La musica e la recitazione carnale ci ipnotizzano, come i dialoghi calzanti che avvengono durante il viaggio in macchina. Siamo attratti dalla contrapposizione tra il carattere composto del personaggio di Mahershala Ali e quello senza freni di quello di Viggo Mortensen. Due persone totalmente agli opposti, con due visioni agli antipodi, eppure, tra battute di sceneggiatura e sguardi di regia, il ritmo galoppa e sia Tony che Dr. Shirley incominciano a influenzarsi l’un l’altro. Culmine di ciò, la scena del pollo fritto. «Sembra così anti-igienico» dirà il pianista, mentre sulle labbra vediamo sorgergli un sorriso. Una storia su un’amicizia, tra pregiudizi e risate, tra momenti di puro sentimentalismo e momenti dai migliori tempi comici. «Questo film parla del vedere il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona e dell’imparare a vivere nei panni dell’altro», afferma Currie, uno degli sceneggiatori, «all’inizio di questa storia, queste due persone non hanno niente in comune, non si sarebbero mai dovuti incontrare, non dovrebbero nemmeno stare insieme. Ma la loro storia dimostra che persone molto diverse possono capirsi e rispettarsi a vicenda».

Un film su un’amicizia, con dialoghi illuminanti e scene che lasciano sia una gran bella risata, che una lacrima sugli occhi. Green Book non è un film né comico né drammatico. Green Book è un film su dei personaggi che sembrano uscire dallo schermo «come persone reali», dirà Mortensen. È un film su una realtà che ancora si affaccia nel nostro mondo, un mondo pieno di pregiudizi, dove una persona, Dr Shirley, ha dimostrato coraggio, perché, come dicono nel film: «Ci vuole coraggio per cambiare l’animo delle persone».

Di Macha Martini

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