Uno dei tanti modi per scrivere recensioni e informare il pubblico (soprattutto il futuro pubblico) è solitamente quello di cominciare delineando le linee generali della storia del film di cui si vuole parlare. Farlo con Giants Being Lonely di Grear Patterson, presentato a Venezia76 nella sezione Orizzonti, è difficile, ma noi ci proveremo lo stesso.

Patterson ci porta ad Hillsborough, una piccola cittadina della campagna del Nord Carolina. Ed è qui che si svolgono le non-vicende dei protagonisti di questo film: Adam (Ben Irving), Bobby (Jack Irving) e Caroline (Lily Gavin), tre amici che trascorrono il loro ultimo anno di scuola in attesa del ballo studentesco. I protagonisti vivono situazioni difficili, fatte anche di sesso, solitudine e violenza.

Il film si apre con lunghe scene di vita quotidiana di Bobby – che sembra essere il protagonista di questa storia – in cui ci viene illustrata la realtà in cui riversa: una madre assente, un padre alcolizzato, una vita piuttosto solitaria. Per il resto vediamo grandi distese di aree verdi, bei panorami, emozionanti ruscelli. Il montatore, probabilmente, deve aver confuso il tipo di girato che stava montando. Nonostante la poca chiarezza di Patterson e dei suoi colleghi nel delineare un genere ben preciso – prima teen-movie, poi thriller, poi erotico e poi di nuovo thriller – l’operazione di montaggio sembra essere rivolta più ad un documentario che ad un film narrativo. E tutto ciò di narrativo non ha nulla.

Continuità, questa sconosciuta. Persino le inquadrature sono altalenanti; il regista all’inizio cerca riprese solide e ferme, poi, quando la narrazione si incentra su Adam (chissà perché), Patterson improvvisa movimenti di macchina scoordinati e incoerenti. Bobby, da uno stacco all’altro, si ritrova a letto con la madre di un suo coetaneo. Perché? Quando è successo? Questa è solo una delle tante domande che Giants Being Lonely fa porre anche allo spettatore meno attento. Il risultato è un prodotto noioso, confuso ed instabile da ogni punto di vista.

Se lo scopo di Patterson era quello di confondere lo spettatore ci è riuscito benissimo. Probabilmente il regista voleva trattare il tema dell’adolescenza in chiave sperimentale e innovativa. Ma ciò che questo film lascia allo spettatore, oltre al nervosismo di una storia surreale e illogica, è l’invidia di non poter essere in quelle splendide campagne americane. Ed è proprio il colpo di scena finale che conferma ogni perplessità sul lavoro.

Giants Being Lonely è un film che va comunque visto per capire quanto un prodotto possa essere più o meno scadente confronto ad un altro, soprattutto quando si tratta di un evento internazionale come quello di Venezia, ma siamo sicuri che la scelta di inserire il film nella sezione Orizzonti è senza dubbio provocatoria. La voglia di fuggire dal Lido su una gondola e pronunciare con amarezza «nessuno è perfetto» sarebbe stata la reazione più adatta dopo la visione, peccato (o per fortuna) che questa scena sia già stata girata.

https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2019/09/giants-being-lonely.jpg?fit=1024%2C713https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2019/09/giants-being-lonely.jpg?resize=150%2C150Marco Chiaretti#Venezia2019,Ben Irving,Giants Being Lonely,Grear Patterson,Jack Irving,Lily Gavin,Venezia76Uno dei tanti modi per scrivere recensioni e informare il pubblico (soprattutto il futuro pubblico) è solitamente quello di cominciare delineando le linee generali della storia del film di cui si vuole parlare. Farlo con Giants Being Lonely di Grear Patterson, presentato a Venezia76 nella sezione Orizzonti, è difficile,...Università degli studi di Roma La Sapienza