first cow

Il percorso di ricostruzione storica e rielaborazione di un genere – se di genere si può effettivamente parlare – avviato da Kelly Reichardt, raggiunge il suo apice con First Cow, ultimo lavoro della regista in concorso al Festival di Berlino e al Telluride.

“La storia qui non è ancora arrivata. Arriverà, ma stavolta siamo arrivati prima noi. Forse stavolta saremo pronti”.

First Cow è un western ambientato nel freddo e selvaggio Oregon del XIX secolo che racconta l’amicizia di due uomini, Otis Figowitz (John Mangaro) soprannominato Cookie e King-Lu (Orion Lee), entrambi in cerca di capitale e un luogo dove stabilirsi. Cookie sogna di aprire un hotel, King-Lu una condizione economica differente; l’opportunità di un cambiamento arriva improvvisamente su di una zattera con sopra la prima mucca a giungere nel territorio. A questo punto sorge l’idea di rubare il latte dal ricco proprietario inglese (Toby Jones) per sfornare deliziosi dolci inglesi e venderli al mercato. Il successo è enorme ma con ogni vendita in più la possibilità di essere scoperti è dietro l’angolo.  

Un western con la “W minuscola” come afferma la Reichardt, che concepisce il film molto più come un heist film tra amicizia, buon cibo e lotta di classe. L’Oregon, tanto caro alla regista, è una folta e lussureggiante foresta umida, popolata da creature selvagge e magia; tra naturalismo e realismo magico all’insegna di un cinema d’autore accessibile e da dover sostenere, qualcosa di innovativo e non conforme alle regole del genere. Un cinema che privilegia dettagli e particolari piuttosto che sconfinate vedute.

Ma più che ricostruire, il cinema della Reichardt si inserisce, intrufolandosi in differenti contesti storici e condizioni sociali, con una delicatezza e intimità rara, pedinando anime solitarie di passaggio. Il suo è uno sguardo antropologico volto alla costruzione di un mondo quanto più realistico possibile, come ad esempio la presentazione del piccolo villaggio e del suo mercato. First Cow è anche un dettagliato e minuzioso scavo archeologico di utensili, costumi, dialetti e suoni del passato che emergono in tutto il loro splendore di rovina, avvolti da un fascino che lo sguardo di Reichardt restituisce candidamente. Scavo che nei primi minuti sprigiona la storia stessa del film: l’amicizia di due uomini a partire da delle ossa che in questo caso non scorrono sul fiume del tempo come ne Il Vento ci poterà via, bensì travolte dalla storia e dal suo corso, ancorate alla terra.

Ancora una volta seguiamo personaggi erranti, il cui vagabondaggio viene marcato più volte dalle inquadrature del terreno, dai passi e da campi medi di paesaggi meravigliosi che vengono attraversati dai corpi degli attori. La presenza continua di navi e treni che aprono e chiudono i film della Reichardt – come ad esempio il finale di Wendy e Lucy o l’opening di Certain Women – diventano qui, con la nave iniziale, simbolo chiave di uno scorrere del tempo, di un attraversare i confini e di un errare in cerca della propria stabilità.

Ma First Cow è anche un film sulla fragilità umana in un mondo barbaro e violento, in cui due uomini si trovano a collaborare vendendo dolcetti al miele e mungendo illegalmente la mucca di un ricco inglese perché legati dal proprio animo bonario. Una condizione economica che li avvicina e che li spinge a rubare a chi maggiormente privilegiato. D’altronde “I poveri hanno bisogno di capitali per iniziare qualcosa, un miracolo, o un crimine” afferma King Lu in un momento del film, riprendendo quel discorso attorno al capitale avviato con Wendy e Lucy che in questo nuovo lavoro diventa l’obiettivo primario di ogni singolo individuo: a partire dai due, che non riusciranno a porre un limite al loro crimine pagandone le conseguenze.

First Cow è la somma di tutto il cinema di Kelly Reichardt, nelle intenzioni, nei temi e nella narrazione. Ma questo non ha significato un adagiarsi in situazioni già viste ed esplorate, ma un proseguire oltre: oltre il genere, oltre il semplice pedinare e oltre il realismo visivo. La Reichardt ci regala un’opera magica, piena di vita e fortemente atmosferica. La reincarnazione visiva e spirituale di due anime vagabonde divenute un tutt’uno con la foresta. Forse gli stessi uccellini che aprono il film e che cinguettando cercano di comunicarci qualcosa, o meglio, raccontarci una storia.

https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/08/396477-scaled.jpg?fit=1024%2C683https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/08/396477-scaled.jpg?resize=150%2C150Alessio MarinacciRecensioniRecensioni di Filmfirst cowIl percorso di ricostruzione storica e rielaborazione di un genere – se di genere si può effettivamente parlare – avviato da Kelly Reichardt, raggiunge il suo apice con First Cow, ultimo lavoro della regista in concorso al Festival di Berlino e al Telluride.“La storia qui non è ancora arrivata....Università degli studi di Roma La Sapienza