Sarà, ma quest’anno la febbre da David di Donatello ha superato di gran lunga quella da Oscar, da sempre considerata “dura a morire”. È vero che questo 2016 abbiamo assistito tutti, in contemporanea mondiale, a Leonardo Di Caprio che finalmente – da vero “Re del mondo” – sollevava l’ambita statuetta al cielo, mettendo fine alla sinistra fama sorta intorno al suo nome – e alla tonnellata di contenuti multimediali divisi tra memes, gifs etc. – che ben esplicavano la sua complicata relazione con la statuetta dorata. Sarà, ma abbiamo messo da parte Oscar, così simile a Mastro Lindo, per goderci – con un sano e goliardico pizzico di follia – un David così giovane e snello, pronto a premiare, il prossimo 18 Aprile, il meglio del cinema italiano visto in sala.

Per la prima volta la cerimonia – acquistata da Sky – sarà trasmessa sia sul satellite che sul digitale terrestre, precisamente sul canale 8 (in tempi non sospetti “fu” MTV) per provare a rilanciare l’attenzione intorno a questa cerimonia altrimenti troppo stanca e stantia. E la loro intuizione si è rivelata vincente: perché quest’anno il cinema nostrano sembra “essere vittima” di una seconda giovinezza, che ha spinto tanti autori – esordienti o meno – a sperimentare mettendo alla prova loro stessi e il pubblico, varcando quel confine di sicurezza oltre il quale, da diversi anni, non ci si era più avventurati; perché nella foresta impervia dei generi si sono spinti in parecchi, segnando questa stagione una vera e propria inversione di rotta: da una parte, alcuni autori pronti a restituire al pubblico il proprio punto di vista sul mondo (Sorrentino, Caligari) oppure a sfidare i propri limiti (Garrone); dall’altra navigati “capitani di fregata” che consolidano il loro talento in un genere specifico (Rosi, Genovese) e giovanissimi e rampanti autori pronti a stravolgere le regole del gioco (Mainetti). In mezzo, un’onda anomala di attori più o meno conosciuti, anche loro pronti a consolidare (o a riconfermare) il loro talento, oppure a confrontarsi con qualche “anomalia” cinematografica: senza dubbio, la coppia simbolo di questa new wave italiana (non me ne vogliano i maestri della Nouvelle Vague, ogni riferimento è puramente causale e molto più vicino alla controcultura surfista della West Coast) è rappresentata dagli attori Luca Marinelli e Alessandro Borghi: giovani (rispettivamente classe 1984 e 1986) e lanciatissimi, hanno dato brillanti prove delle loro abilità recitative, lasciando una traccia indelebile in tre dei film più in vista per questa sessantesima edizione: Non Essere Cattivo, Suburra e Lo Chiamavano Jeeg Robot.

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Scorrendo i nomi dei vari candidati, è impossibile non notare come alcune pellicole abbiano la parte del leone in questa edizione della kermesse: a guidare le candidature sono Lo Chiamavano Jeeg Robot diventato un vero e proprio cult involontario in pochissimo tempo, diretto dall’esordiente (in un lungometraggio) Gabriele Mainetti, che regala all’universo cinematografico italiano il cinecomic che mancava e che ha raccolto ben sedici nomination (tranne quella come Miglior Film); lo segue Non Essere Cattivo ultima opera del regista Claudio Caligari – Amore tossico, L’odore della notte – purtroppo scomparso prematuramente mentre stava ultimando le riprese della pellicola (candidata italiana alla 88esima edizione degli Accademy Awards) che ha ricevuto ben dodici nomination; non manca il vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino Gianfranco Rosi con il suo documentario sull’immigrazione a Lampedusa,

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Fuocoammare  (4 nomination) e i due grandi esclusi di Cannes, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, che hanno raccolto con i loro film Youth – La giovinezza e Il Racconto dei racconti rispettivamente 13 e 12 nomination. La commedia porta alto il suo stendardo anche in questa edizione che vede escluso (tranne che per due nomination: una per la Miglior Canzone Originale e l’altra nella categoria David Giovani) il trionfatore al Box Office italiano Checco Zalone con Quo Vado?, ma che assiste al trionfo della pellicola di Paolo Genovese, Perfetti Sconosciuti che raccoglie alcuni dei migliori attori del panorama contemporaneo italiano – oltre a ben 10 candidature. A chiudere l’elenco dei titoli caldi non poteva mancare l’ultimo, ottimo, esempio di noir metropolitano realizzato da Stefano SollimaSuburra: nonostante le esigue 5 nomination rientra, però, di diritto nella lista dei titoli più importanti, pronti a darsi battaglia- a colpi di candidature – la sera del 18 Aprile.
Chi vincerà? Ma soprattutto: riuscirà Sky a “riesumare” una cerimonia che, negli ultimi anni, ha perso fascino, rilanciandola e creando intorno ad essa un’attenzione mediatica degna del suo corrispettivo americano, in una vera e propria Febbre da David di Donatello?

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