Nel 2014 Denis Villeneuve decide di mettersi alla prova con un altro thriller dopo l’ottimo Prisoners e come punto di partenza utilizza un romanzo di J. Saramago intitolato Il Doppio ma rileggendolo con uno sguardo sospeso tra Hitchcock, Lynch e le visioni terrificanti di David Cronenberg; come protagonista- quasi assoluto- della vicenda sceglie Jake Gyllenhaal, attore col quale aveva già collaborato nel film precedente e che si dice abbia rinunciato ad altri progetti pur di tornare a lavorare col regista. La storia di questo thriller-psicologico vede come protagonista il docente di storia Adam Bell, un individuo comune dalla vita lineare, la cui routine è scandita dalle lezioni e dalla fidanzata Mary. Ma questo precario equilibrio è destinato ad essere sconvolto da una rivelazione: mentre vede un film a noleggio su consiglio di un collega, scopre un suo doppio: un attore, tale Anthony Clair, identico a lui. La curiosità si trasforma presto in ossessione, soprattutto quando anche Clair scopre la presenza di Bell e le due vite cominciano a confondersi pericolosamente tra loro.

Enemy recensione

Enemy più che un thriller è un vero e proprio labirinto della mente che sfugge a qualunque classificazione di genere: intricato, paranoico, angoscioso, contiene echi e suggestioni che rimandano all’immaginario di registi che hanno- da sempre- “giocato” con la materia onirica: maestri come Lynch e Cronenberg, cantori dell’unheimlich freudiano in tutte le sue inquietanti declinazioni, professionisti che con le loro storie hanno sempre raccontato gli incubi annidati nel quotidiano- argomento questo caro anche ad Hitchcock e alle sue sinistre visioni americane- mostrando come la realtà fenomenica non sia poi così rassicurante come la percepiamo noi.
Villeneuve si ispira a Saramago e alle sue visioni apocalittiche e profetiche per poi prenderne le distanze; inserisce degli elementi- come i ragni- non presenti nel romanzo ma che potrebbero costituire un elemento necessario per decifrare il film: l’aracnoide tesse delle intricate tele, talmente fitte da sembrare dei labirinti, i labirinti della mente nel quale si perdono reciprocamente i “gemelli” Adam e Anthony, l’uno il doppelganger dell’altro, in una dicotomia spettrale dalla morale ambigua dove i confini razionali della verità si sfumano fino a confondersi.

Enemy recensione  Jake Gyllenhaal

Villeneuve sceglie di raccontare questa storia attraverso inquadrature claustrofobiche e strette, confondendo i dettagli e i confini delle persone, degli oggetti, degli spazi- i quali diventano inquietanti città vuote e metafisiche come un quadro di De Chirico- e riuscendo ad orchestrare, in un crescendo di ansia e fastidio, una storia apparentemente tenuta insieme solo dall’angoscia che qualcosa di inafferrabile stia per colpirci all’improvviso, rendendoci testimoni impotenti di qualche sinistro spettacolo che ci ritroviamo ad ammirare come malati voyeur. Il caos è un ordine da decifrare, recita una frase tratta dal romanzo di Saramago in apertura del film: e forse l’unico modo sensato per decifrare la caotica tela della mente è riordinando la realtà a partire da un altro punto di vista, unica chiave di lettura plausibile alle tenebre dell’indecifrabile.

Ludovica Ottaviani

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