Dario Argento

La Casa del Cinema a Villa Borghese, in collaborazione con la CSC – Cineteca Nazionale ed il contributo della United States Embassy to Italy, ha organizzato la rassegna Strade a doppia corsia – Itinerari della New Hollywood (21-26 gennaio 2020), che ha ospitato una mole di film a cui purtroppo la storia non ha attribuito il giusto valore. Si tratta di una collezione di pellicole considerate minori, ma che, a ben vedere, hanno segnato ed influenzato tutta una produzione di giovani registi di grande fama mondiale, come Quentin Tarantino.
In questo “ecosistema complesso” trovano posto una serie di registi e sceneggiatori la cui opera è direttamente ispirata al coevo cinema europeo; il quale, a sua volta, ha temprato la sua produzione successiva sul fascino e l’ammirazione per il cinema d’oltralpe. Un circolo vizioso di influenze e rimandi spesso ignorati anche da alcuni intenditori.

La retrospettiva si è articolata in tre sezioni: la prima costituisce un omaggio a Monte Hellman, regista troppe volte accantonato, il cui lavoro fece scuola per i giovani cineasti della New Hollywood. La seconda sezione, dedicata alle origini del gangster movie americano di fine secolo, è stata inaugurata da Gangster Story (1967) di Arthur Penn; la terza, infine, titolata Woman in US è stata indirizzata verso quelle pellicole grazie alle quali è possibile analizzare la figura ed il ruolo sociale della donna in quel periodo.

La sparatoria (1966), regia di Monte Hellman
con Millie Perkins, Jack Nicholson e Will Hutchins


La sparatoria (1966) (qui il trailer) di Monte Hellman ha aperto la rassegna Martedì 21 gennaio. In sala presenziava un ospite d’onore, grande cineasta nostrano, custode degli incubi degli italiani da ormai molte generazioni: Dario Argento. Prima dell’inizio della proiezione ha tenuto un discorso, esplicitando il forte legame che intercorre tra i suoi film ed il cinema riportato in auge da questa rassegna. Il regista ha denunciato il suo spassionato amore per la cinematografia americana di quel periodo e l’influenza che hanno avuto sul suo lavoro cineasti come Hellman o Roger Corman, “maestri di cinema che purtroppo si stanno scoprendo solo adesso”. Argento considera questi artisti nascosti dei “prestigiatori”, in quanto riuscirono a creare vere opere d’arte cinematografica a basso costo, proprio nel pieno della crisi finanziaria americana.

Ha parlato di un complesso di film usciti clandestinamente, la cui sorgente culturale ed ideologica deve essere ricercata all’interno della contestazione giovanile che da lì a poco avrebbe scatenato una rivoluzione. L’ex critico, inoltre, ha ripercorso la genesi del suo passaggio alla regia, avvenuto a Parigi in preda all’immensa fascinazione generata in lui dalla Nouvelle Vague. Questo filone cinematografico francese ha, a sua volta, influenzato la produzione hollywoodiana (insieme al cinema d’autore italiano) “cambiando il modo di fare, vedere e musicare il cinema”.

“Allora”, suggerisce Dario Argento, “bisognerebbe prestare più attenzione a quelle pellicole silenziose che hanno fatto la storia”. Tutti conosciamo i titoli degli appariscenti blockbuster del passato, che hanno saputo sicuramente sfondare i botteghini; ma il bagaglio cinematografico di ogni cultore deve contenere quei nomi e quei film: un articolato substrato artistico che ha gettato le basi dello sviluppo del cinema contemporaneo. Bisogna conoscere questo periodo ricco di pellicole di grande valore storico e dal quale si può, e si deve, ancora imparare. 

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