Koda fratello orso 1

Nel corso della sua storia la Disney ha alternato più volte periodi di grandi successi a flop colossali; lo testimonia il “Rinascimento Disney” che, agli inizi degli anni ’90, riportò gli Walt Disney Animation Studios a produrre film di grande successo. Ma con l’inizio del ventunesimo secolo, esattamente come accadde negli anni ’70 e ’80, il pubblico rivolse l’interesse ad altre compagnie d’animazione come Dreamworks o Ghibli.

La Disney aveva altri piani: decise di mettere da parte la tipica formula che aveva caratterizzato gli anni ’90, e si avviò sulla strada della sperimentazione, intervallando film d’avventura a commedie, film in tecnica tradizionale a quelli in CGI. I risultati erano alternati e per riportare gli studi di Topolino ai fasti del passato si sarebbe dovuto aspettare aspettare fino al 2010 con Rapunzel.

Nonostante ciò, alcuni di questi film non meritano il dimenticatoio, a dimostrarlo è uno dei più apprezzabili e (a suo tempo) sottovalutati: Koda, Fratello Orso (2003) diretto da Aaron Blaise e Robert Walker. Fu il terzo lungometraggio del canone disneyano, dopo Mulan e Lilo & Stitch (qui la recensione), ad essere quasi interamente prodotto nella succursale di Florida.

Il film arrivò nei cinema italiani il 4 Marzo 2004. Magari tra voi lettori c’è chi all’epoca ha visto il film in sala ed è uscito entusiasta dopo la visione; sarebbe potuto anche essere “il quinto o il sesto giorno più fredissimissimo di tutta la vostra vita”, ma appena si spensero le luci in sala venimmo tutti catapultati negli splendidi paesaggi del Nord America durante l’ultima glaciazione, facendo la conoscenza di Kenai, giovane cacciatore impaziente di diventare adulto e di prendere il posto che gli spetta nella tribù a cui appartiene assieme ai fratelli Sitka e Denahi.

La vita dei tre cacciatori viene sconvolta dalla tragica morte di Sitka, sacrificatosi per salvare i fratelli dall’attacco di un feroce orso. Kenai, accecato dalla sete di vendetta, va a caccia dell’animale responsabile. Uccisa la bestia, Kenai suscita però il disappunto degli spiriti, che, per impartire una lezione al giovane cacciatore, lo trasformano in un orso. Per riprendere le sue sembianze umane deve intraprendere un estenuante viaggio al fine di espiare la sua colpa e riconciliarsi col passato. L’incontro lungo il cammino con un cucciolo d’orso di nome Koda cambierà per sempre la sua vita e la sua percezione del mondo. Ironia della sorte, Denahi, ignaro della trasformazione, si ritroverà a dare la caccia al fratello, credendolo l’orso responsabile della morte di Kenai.

La costante fuga dal fratello e il rapporto di profondo affetto che Kenai costruisce con Koda e il resto della fauna metteranno Kenai di fronte al riflesso di ciò che era in precedenza.

Diversi film mostrano la crescita personale dei propri personaggi nel contesto di un lungo viaggio pieno di avventure. Koda, Fratello Orso è uno di questi. Durante il suo viaggio, Kenai comprenderà il vero significato del diventare adulti facendosi carico delle sue responsabilità, prendendosi cura del piccolo Koda, oltre ad affrontare i suoi demoni rafforzando la relazione con suo fratello Denahi. Il film ha come tema portante l’amore in tutte le sue forme, ciò viene più volte mostrato allo spettatore con immagini di candore e spensieratezza. Il tutto viene accompagnato dalla musica come Spiriti degli antichi eroi e Noi siamo la tua famiglia per citarne alcuni.

Uno degli ultimi Classici Disney in animazione tradizionale, ha un enorme cura per il dettaglio, con alcuni fra gli sfondi più rifiniti della filmografia Disney. La varietà di ambientazioni e il fluido passaggio da scene drammatiche ad altre più scanzonate permette alla fotografia di variare l’uso dei colori.

Nonostante abbia parecchie frecce al suo arco, il film presenta alcuni problemi di ritmo nella sceneggiatura. Il viaggio intrapreso da Koda e Kenai sembra correre senza sosta verso il climax finale, rendendo un po’ frettoloso il loro avvicinamento. Inoltre, la pellicola brilla più per la componente drammatica che per quella umoristica, con momenti abbastanza dimenticabili dei sidekicks Fiocco e Rocco. Pecche assolutamente perdonabili per un film che, nonostante la sua travagliata storia produttiva e le cattive recensioni, meriterebbe più apprezzamento, mentre oggi pare quasi dimenticato.

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