Atlantis

Come tutti sappiamo la Walt Disney Picture ha sempre creato lavori di grande levatura. Alcuni sono stati accolti a braccia aperte dal grande pubblico e osannati per innumerevoli anni, altri, al contrario, non hanno avuto la stessa fortuna. Non essendo stati compresi a pieno, perdendo purtroppo perle di rara bellezza, sono stati emarginati o addirittura dimenticati. Questo è l’esempio di Atlantis, l’impero perduto (Trailer). Distribuito nel 2001 in tutte le sale mondiali è il terzo film canonico Disney del nuovo millennio, dopo Dinosauri (2000) e Le follie dell’imperatore (2000).

Essendo figlio di un periodo così importante e rivoluzionario per tutto il mondo, anche questo lungometraggio si fa portavoce di grandi cambiamenti, sia tecnologici che tematici. Infatti il film è frutto di una perfetta unione tra il movimento tridimensionale computerizzato degli ambienti circostanti, già sperimentato nel film La bella e la bestia, e l’animazione tradizionale dei personaggi e oggetti, tipica di ogni capolavoro Disney. Il costante gioco di grafica e animazione porta lo spettatore ad un profondo coinvolgimento all’interno della storia.

Questo classico Disney segue la vicenda di un giovane ragazzo, Milo Thatch, studioso, cartografo e linguista, nell’ intento di compiere il viaggio più importante della sua vita per scoprire la civiltà perduta di Atlantide.
Per quanto riguarda il soggetto che Atlantis affronta, nonostante fosse stato anticipato da un periodo florido di grandi capolavori, non solo a livello grafico, ma anche a livello tematico, compie, di per se, un’ulteriore passo in avanti. Si inserisce all’interno della filmografia disneyana come un lungometraggio serio, dai toni piuttosto cupi. In vero, contrariamente ai suoi “compari”, la storia non si districa seguendo il classico schema dei musical, dove sono presenti costanti numeri musicali, ma la racconta risolvendo enigmi, aggiungendo un tassello alla volta per riuscire a vedere il quadro generale.

Altra caratteristica che contraddistingue questo capolavoro da tutti gli altri è lo stile del disegno. Completamente geometrizzato e spigoloso, invade ogni particolarità del lungometraggio. A partire dai volti, alquanto allungati, fino ad arrivare ai corpi più o meno filiformi, possiamo vedere come va a contrastare in modo assoluto i tratti dolci e pieni inconfondibili dello studio di animazione. 

Il disegno geometrico viene ripreso anche nell’ambiente, facendo riferimento alle rune antiche e alle rovine azteche ritrovate lungo il corso della storia. Possiamo dunque vedere come questo film ha l’intento di ricreare una realtà più cruda e tangibile. Strettamente realistica e storicamente inserita nella Washington del 1914, con tutte le sue sfaccettature e innovazioni tecnologiche, la pellicola tributa grande importanza all’era contemporanea novecentesca, caratterizzata, per l’appunto, dalla seconda rivoluzione industriale. Ciò avviene anche grazie alla conseguente esaltazione della cultura e dei costumi del tempo, dovuta all’unione inscindibile della neo-tecnologia industriale e bellica con l’ideale distopico-avanguardistico dello stile steampunk.

All’interno del lungometraggio risiede un’ulteriore novità: lo spostamento del punto di vista della narrazione. Difatti non si parla più del viaggio dell’eroe valoroso o della principessa di turno, ma diversamente, dello “sfigatello” deriso, dedito alla conoscenza e disposto ad avventurarsi nell’ignoto pur di raggiungere il suo sogno. Atlantis risulta essere innovativo in quanto è un enorme contrasto, visivo e metaforico, di luci ed ombre. Queste infatti, molto evidenti, danno un tocco vagamente noir e misterioso alla pellicola, mescolandosi con grande naturalezza ai toni avventurosi.

Come precedentemente accennato, questo cartone si discosta da tutti gli altri per l’evidente accento che pone su determinate questioni morali. Espone, infatti, in modo chiaro e profondo, ogni aspetto negativo dell’essere umano. L’azione viene dettata dall’ egoismo, dalla diffidenza, dall’avidità, che portano soltanto a menzogne e a verità nascoste, e, se necessario, istigano alla violenza brutale al solo scopo di ottenere tutto ciò che l’uomo desidera nel profondo dell’animo.

Questi valori però, si pongono in totale contrasto con gli ideali positivi del protagonista, che andranno a coinvolgere anche parte dei componenti del gruppo, riportandoli sulla retta via. Dunque, Atlantis è un piccolo scrigno del tesoro, che ha bisogno di essere decifrato e aperto con la giusta chiave di lettura. Magari una chiave più matura e consapevole, senza però togliere la meraviglia di un mondo tutto nuovo. 

https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/05/atlantis-1.jpg?fit=1024%2C538https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/05/atlantis-1.jpg?resize=150%2C150Eleonora AgostinucciRecensioniRetrospettiveClassiciSuDisney+Come tutti sappiamo la Walt Disney Picture ha sempre creato lavori di grande levatura. Alcuni sono stati accolti a braccia aperte dal grande pubblico e osannati per innumerevoli anni, altri, al contrario, non hanno avuto la stessa fortuna. Non essendo stati compresi a pieno, perdendo purtroppo perle di rara...Università degli studi di Roma La Sapienza