Vichnaya Pamyat

Si ritorna a quella fatidica notte nel capitolo finale di Chernobyl (qui il trailer), Vichnaya Pamyat. Al centro di quest’ultima puntata della miniserie targata HBO c’è un lungo processo volto a far luce sulla notte del disastro; un processo alle intenzioni dei suoi artefici, alle dinamiche scientifiche, ma anche alle dinamiche stesse della serie. Ed ai suoi scopi. Perché sembra che Chernobyl voglia mettere in chiaro che la sua finalità, a partire dal titolo di questo episodio, che tradotto è anche fin troppo esplicito: Memoria Eterna. Col fine, sottinteso, di essere utile.

Quell’utilità che questo episodio cerca di legare alla scienza. Un esempio su tutti, la didascalica e breve interruzione del processo: Shcherbina e Legasov sembrano due amanti nel rimbalzarsi il merito della gestione del disastro, con il secondo che sottolinea la necessità di un obiettivo, di una direzione, senza la quale la scienza non può risultar utile. Una direzione che la politica deve imporre. Infatti, senza l’intervento di Shcherbina, Legasov non sarebbe in grado cinque minuti dopo di mettere a nudo le responsabilità dell’URSS nel disastro. Grazie mille, non si era capito.

Un’utilità che traspare anche da ciò che manca in questa puntata: le due linee pietistiche di Pavel e di Lyudmilla Ignatenko, l’una totalmente assente, l’altra relegata a tre inquadrature. La loro funzione di mostrare le dure conseguenze della catastrofe su umani e animali si è esaurita e vengono abbandonati, come un elemento nucleare ormai decaduto. D’altronde, anche nella gestione dei salti temporali è stata usata la stessa logica: mostrare ciò che è utile al messaggio della serie.

È, comunque, un didascalismo che nelle ultime battute si fa consapevole nella risposta ironica di Legasov alla requisitoria del direttore del KGB. Questo attenua il difetto, lo fa diventare solo una scelta narrativa? Decisamente no, perché un messaggio originale e incisivo, se reiterato ed insistente, passa dall’essere un monito, un monumento utile a chi lo ammira, ad una predica paternalistica, fastidiosa.

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