Il 20 dicembre arriva in sala Capri Revolution, ultima opera diretta da Mario Martone, scritta insieme a Ippolita Di Majo, prodotta da Indigo Film e distribuita da 01 Distribution. Il film racconta la storia di emancipazione sociale e personale di una giovane contadina caprese (interpretata da Marianna Fontana, alla sua seconda pellicola dopo Indivisibili) che, venendo a contatto con una comunità utopica di artisti, imparerà a conoscere meglio se stessa, il contesto in cui vive e, soprattutto, maturerà l’indipendenza necessaria per affrontare la vita con capacità critica e d’azione.

Siamo a Capri nel 1914, nel mezzo del Mar Tirreno – proprio dove Martone ci aveva lasciato alla fine de Il giovane favoloso, con lo sguardo di Leopardi (Elio Germano) sulla costiera. Sull’isola sta avendo luogo l’esperimento di una comune utopica di artisti e intellettuali, i quali scelgono di vivere in una comunità fortemente connessa con la natura (ispirata a quella realizzata tra il 1900 e il 1913 dal pittore Karl Diefenbach). Nello stesso luogo convivono anche gli abitanti locali, uomini di antiche tradizioni, che ricordano i pescatori de La terra trema, nonostante l’isola sia un’altra. Tra questi abitanti c’è Lucia, la protagonista, che, entrando un po’ alla volta a contatto con più membri di questo gruppo, inizialmente osservando da lontano le loro danze nude fino a poi prenderne parte. Passerà progressivamente da uno stato di tradizionalismo religioso e famigliare, seppur eccitato da un’innata curiosità, a un ruolo di donna emancipata, capace di prendere delle posizioni e capace di spogliarsi, letteralmente, dei propri indumenti: di liberarsi da tutti i dettami e dalle rigide ideologie, non aderenti alla sua volontà.

Il film apre molte strade e non tutte non vengono chiuse – da un punto di vista drammaturgico. Dato il grande fervore del momento – l’Europa vessata dall’imminente arrivo della guerra, l’effervescenza artistica e politica internazionale, l’arrivo, sull’isola, dell’elettricità, solo per citarne alcuni – tutto ciò che i personaggi incontrano è in costante dialettica tra diverse ideologie, considerazioni filosofiche, esistenziali, ma anche realtà tangibili, pragmatiche e di ragione pratica, quotidiana. Il film instaura un costante dialogo tra macro e micro, tra grandi narrazioni e quotidianità: i personaggi si trovano continuamente a riflettere su questioni universali e sull’esistente che li circonda, ma nello stesso momento la narrazione entra nell’intimo delle vite dei suoi protagonisti, cercando di comporre un’affresco, forse fin troppo ambizioso, del percorso dell’uomo nel mondo – sia come singolo che come umanità.

Martone torna nuovamente a parlare di grande storia, di grande arte e quindi di cultura in senso lato. Dall’inizio alla fine il film colloquia apertamente con tutto il repertorio della storia dell’arte, della letteratura, della danza e della filosofia. Dalle immagini ispirate a La danza di Matisse agli echi verghiani, dagli esperimenti seminali della danza moderna d’ispirazione labaniana – con richiami della comunità Monte Verità – (quasi una versione ante litteram degli happening futuri) alle riflessioni etiche proto-vegetariane d’ispirazione tolstojana. Lo stesso film doveva inizialmente chiamarsi Capri-Batterie, rifacendosi all’opera dell’artista Joseph Beuys – ben posteriore all’ambientazione, nonostante nel film venga ricostruito l’esperimento con la lampadina e il limone. Un altro esempio: la protagonista stessa, spogliandosi, sembra lontanamente ricordare la donna ritratta ne La Maledizione di Hayez – sia fisionomicamente che simbolicamente: il quadro mostra infatti uno scontro iconico tra libertà e costrizione (il crocifisso nella mano, simbolo dei dogmi che nel film costringono Lucia dall’inizio), tra volontà e rappresentazione imposta. Il rimando è puramente interpretativo, ma in quel quadro, la ragazza tiene tra le mani un libro: Storia d’Italia. E proprio la storia del nostro paese è quello che Martone ha cercato di raccontare sin dal primo film di questa ideale trilogia.

capri batterie regia mario martone foto di scena mario spada

L’opera di Martone non si ferma ad approfondire soltanto la storia di Lucia e di ciò che la circonda, ma costruisce più vie, e forse proprio per questo può sembrare a tratti un po’ dispersiva. Ma ogni cosa, ogni riflessione, ogni rimando lascia una traccia dentro la storia, dentro i personaggi e dentro lo spettatore. L’intento non è quello di dare un’idea precisa, di mostrare una verità. Anzi, l’unica via giusta che trapela è una via metodica: l’uomo, la cultura, la vita non sono altro che un processo dialettico costante, un continuo cambiamento innescato solo e soltanto dal confronto, dall’incontro con l’altro, dalla messa in dubbio, «almeno una volta», di tutte le proprie certezze – per poi sottoporle, una volta introiettate, ad un nuovo processo critico. L’uomo, inteso come essere, sembra rappresentato metaforicamente come quel cardellino in gabbia presente in tutte le pellicole della trilogia, il quale sta dentro a questo esistente dato, e solo partendo da questa gabbia di regole imprescindibili può costruire la sua storia. E dentro a questo Dasein, echi, ombre lunghe e influenze confluiscono e costituiscono ciò che siamo, strutturando ciò che domani saranno nuovi echi, ombre lunghe e influenze di questa costante evoluzione circolare.

di Louis Samuel Andreotta

https://i2.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2018/12/coverlg_home-1-1.jpg?fit=1024%2C568https://i2.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2018/12/coverlg_home-1-1.jpg?resize=150%2C150RedazioneRecensioni di FilmCapri revolution,Marianna Fontana,Mario Martone,venezia75Il 20 dicembre arriva in sala Capri Revolution, ultima opera diretta da Mario Martone, scritta insieme a Ippolita Di Majo, prodotta da Indigo Film e distribuita da 01 Distribution. Il film racconta la storia di emancipazione sociale e personale di una giovane contadina caprese (interpretata da Marianna Fontana, alla...Università degli studi di Roma La Sapienza