Buñuel nel labirinto delle tartarughe

1930: l’uscita nelle sale francesi del primo lungometraggio di Luis Buñuel L’âge d’or suscitò molto scandalo presso pubblico e critica. Le immagini, eccessivamente esplicite per l’epoca, saranno una condanna per il regista. Da lì in poi ogni produttore inizierà a sbattergli la porta in faccia. Ben presto però, le attenzioni riservategli da un antropologo spagnolo, e la fortuna vincita alla lotteria del suo amico Ramón, riporteranno Buñuel dietro la macchina da presa. Il nuovo progetto lo coinvolgerà per la prima volta nel mondo del documentario, precisamente sulla popolazione di una comunità autonoma del paese: Las Hurdes (il risultato sarà appunto Las Hurdes, che in Italia uscirà come Terra senza pane).

Questo l’incipit dal quale partirà la narrazione del film d’animazione Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe (trailer). Il progetto, tratto dall’omonima graphic novel a cura di Fermin Solis, nasce dalla collaborazione tra Manuel Cristóbal (Sygnatia) e Jose M. Fernandez de Vega (The Glow). Per la regia è stato coinvolto, solo in una seconda fase, il visual effects artist Salvador Simó (Il libro della giungla, Skyfall). Un ulteriore supporto al progetto è stato poi trovato nella casa di produzione indipendente Submarine, nota per la serie tv Undone.

Buñuel nel labirinto delle tartarughe

Nei tre anni di storia che il film ricopre, narrati senza né eccellere né deludere particolarmente, l’interesse, secondo il regista, era quello di approfondire la persona che stava dietro al personaggio di Buñuel; dare forma a questo periodo complicato, senza nascondere le parti più crude ed esplicite, e di transizione per la futura carriera del regista. Dare vita ad un intreccio che racchiudesse anche momenti dell’infanzia e dell’adolescenza che continuamente riaffioreranno e con cui il regista dovrà confrontarsi per superare le difficoltà che lo ostacolano ogni giorno.

L’impiego dell’animazione (2D in questo caso), per quanto non sia obbligatorio nella trasposizione di una graphic novel, è giustificato dall’uso elementare che ne viene fatto. Quello che principalmente interessa a Simó, e al reparto di animazione, è essenzialmente la possibilità di plasmare a proprio piacere qualsiasi cosa: ciò appunto che sta alla base dell’animazione. L’elemento chiave per dare vita al mondo dei sogni (e degli incubi) del nostro protagonista. E proprio in queste sequenze Simó, attraverso un registro pienamente surrealista, approfondirà la psicologia tormentata di Buñuel. Altra scelta curiosa è quella di inserire le immagini realmente girate da Buñuel, in alternanza alla fase delle riprese del documentario e alle fasi di proiezione dei due film (L’âge d’or e Terra senza pane, ndr).

Vincitore agli EFA 2019 e al Premio Goya 2020 come “Migliore film d’animazione”, Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe uscirà nelle sale italiane il 5 marzo per Draka Distribution.

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