Ampio spazio per la commedia italiana in questa edizione del Bari International Film Festival. Oltre alla retrospettiva su Vittorio Gassman, due interessanti incontri entrambi tenuti al Circolo Barion (un’accogliente sala ricevimenti sul molo del porto di Bari). Il primo dedicato a Totò, in occasione del cinquantennale della sua scomparsa; il secondo con i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, nell’ambito della serie di Masterclass proposte all’interno del programma del festival. Per festeggiare il Principe De Curtis, il circolo ha invitato i due biografi ufficiali del comico (Alberto Anile ed Ennio Bìspuri): Anile, proprio in questi giorni, pubblica per Cineteca di Bologna “Totalmente Totò” e Bìspuri dà alle stampe “Totò Kolossal” per Gremese editore. L’incontro, abbastanza sentito e ‘accaldato’ dai soliti ‘totoisti’, è stata ancora una volta un’ottima occasione di dibattito critico sull’immaginario della commedia nostrana. A conferma anche il successo dell’incontro con i Fratelli Vanzina, tenutosi il giorno dopo. La sera al Teatro Petruzzelli – prevedibilmente meno glamour del debutto – pochi istanti prima della proiezione del film 20th century women (Mike Mills), un collage di spezzoni dei film dei due fratelli anticipa il loro ritiro sul palco del Premio Fellini, consegnato nei giorni precedenti anche da altri ‘mattatori’ del nostro spettacolo, quali Riccardo Scamarcio e Sabrina Ferilli (evidentemente un festival dedicato ad un ‘vecchio mattatore’, quale Gassman, non può che trasmettere il dover essere mattatori anche nelle consegne dei premi!)

Il resto della rassegna si svolge con mesta quotidianità. Tra prime visioni rassicuranti e ulteriori esperimenti filmici in Panorama Internazionale, alle volte un po’ pretenziosi. A conti fatti il tutto rientra nella linea qualitativa delgli ultimi quindici anni di Festiva. Perché, se da una parte le cinematografie mondiali relegano film disossati e privi di coerenza tematica come il thriller francese Caroline Matthieu di Louis-Julien Petit, o il dramma psicologico canadese Unless di Alan Gilsenan, nell’ambito della stessa competizione non solo troviamo opere migliori e più intense come il violento dramma realista El hotro hermano dell’argentino Adrian Caetano, ma tra le anteprime internazionali di sofisticata qualità anche il cinema indipendente americano con il  già citato comedy-dramma corale, del regista Mike Mills.

20th century women è un’opera dal sapore vintage, ambientata nella California di fine anni settanta con un’ottima fedeltà di ricostruzione, dalla colonna sonora ai costumi. Il tutto è arricchito da un’interessante galleria di personaggi provinciali e di grande ambiguità comportamentale, proprio per questo rappresentati con una poetica del disadattamento e dei contrasti emotivo-generazionali di fortissimo carisma e fascinazione sentimentale. Un sapiente uso di stilemi post-moderni digitali, quali immagini accelerate o flashforward, che altro non sono che il futuro immaginato (preveggente) dei personaggi, completando un esperimento filmico da Sundance Festival, interessante alternativa ad Anderson o Aronofsky.

di Gianmarco Cilento

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