Abbiamo già detto che il punto forte dell’edizione di quest’anno del Bif&st è stato il ciclo delle Masterclass. Le lezioni mattutine al Teatro Petruzzelli, sempre gremite di curiosi, giovani giornalisti e professionisti, sono state chiuse in bellezza con una doppietta di incontri davvero imperdibili: la mattina del 27 aprile la masterclass del direttore della fotografia Premio Oscar Vittorio Storaro e la mattinata successiva quella – molto attesa – del maestro Bernardo Bertolucci.

La giornata di Storaro è stata introdotta oltre che dalla proiezione del film Il conformista di Bertolucci, da un cortometraggio di circa 15 minuti che hanno messo in luce le qualità stilistiche e tecniche del suo lavoro. Il direttore della fotografia di Apocalypse Now (1979) e La ruota delle meraviglie (2017) ha proposto vari spunti di riflessione che riguardano il suo lavoro e i problemi che oggi il cinema deve affrontare: “il digitale non si conserverà intatto per sempre, bisognerà presto attuare nelle cineteche una politica di conservazione appropriata al ritmo di ogni cinque anni, proprio perché la copia digitale di un film non ha nulla di materiale”. Gli aneddoti sulla sua carriera sono stati raccontati con una naturalezza tale che non è rimasto il tempo a disposizione per le domande dal pubblico – ma niente paura, la ricompensa c’è stata: autografi nel foyer per tutti i fan delle sue luci e ombre impressionate sullo schermo.

Ben tre sono stati i film di Bertolucci proiettati in quest’edizione del festival: oltre al già citato Il conformista, abbiamo visto anche Strategia del ragno (1970) e Ultimo tango a Parigi (1972). Ma andiamo per ordine, la giornata conclusiva della rassegna, sabato 28, è stata una vera e propria immersione nel cinema del regista parmense. Alle 9 del mattino un’anteprima dell’Ultimo tango a Parigi restaurato dalla Cineteca Nazionale ha anticipato un dibattito con il regista riservato esclusivamente ai giornalisti nella sala 6 del Cinema Galleria, presieduto da Alberto Crespi e dal direttore artistico del festival Felice Laudadio. In occasione del dibattito ho rivolto al cineasta la seguente domanda:

In un’intervista del 1970 lei sosteneva che il cinema le serviva per mettere ordine nel caos e per non impazzire. Quest’affermazione è valida anche per tutti i suoi successivi film?

Bertolucci: In qualche modo si, perché c’è una specie di creatività informe che io chiamo “caos”, e solo quando realizzi qualcosa come un film, un pezzo musicale, un quadro, è il caos che prende forma, tipo “la forma dell’acqua” come abbiamo visto di recente, è un po’ sempre lo stesso processo alla fine. Bisogna cominciare sempre dal caos!

Ancor più sorprendente è stata la sua successiva affermazione “verrà il giorno in cui le cineteche oltre che a restaurare i film restaureranno anche i registi!”. La conferenza stampa è stata dettata anche dalla fretta di portare immediatamente il regista al Petruzzelli per la Masterclass prevista pochi minuti dopo condotta da David Grieco, preceduta dalla proiezione di Strategia del ragno. Bertolucci racconta di sé ma vuole anche far raccontare. Trionfi e vicissitudini si intrecciano, alcune di queste ultime davvero note: la perdita dei diritti civili per cinque anni a causa delle vicende giudiziarie di Ultimo tango a Parigi, la mancanza di ispirazione degli anni ottanta che lo portò poi in Cina per le riprese de L’ultimo imperatore (1987): “in Italia all’epoca c’era un clima di forte corruzione, non mi piaceva per niente. In quel paese ebbi più ispirazione, poi in Cina c’era una cultura cinefila ben distinta: a Pechino trionfava il cinema sovietico, a Shanghai il cinema hollywoodiano, di spettacolo”.

Ma il momento più emozionante, già previsto e attesissimo è stato quello della consegna del Fellini Platinum Award a Bertolucci da parte di Giuseppe Tornatore. Due registi italiani scaltri e lungimiranti nelle loro scelte stilistiche interagiscono in una cerimonia per molti commovente – probabilmente destinata a rimanere impressa. Non poteva naturalmente mancare Storaro seduto in sala. E finalmente il pubblico del Petruzzelli può vedere il capolavoro maledetto Ultimo tango a Parigi nella nuova versione restaurata e in lingua originale francese e in inglese. Sold-out da molti giorni, questa conclusiva proiezione serale della nona edizione del Bif&st forse lascia presagire a stampa e pubblico una successiva edizione ancor più ambiziosa e incisiva. E così sarà, almeno rifacendoci alle dichiarazioni del direttore artistico Felice Laudadio nell’intervista che segue – rilasciata esclusivamente per dasscinemag.

di Gianmarco Cilento

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