Bad Boys for Life, come il Buddy Movie è cambiato negli anni

Ritornano i ragazzacci di Bad Boys a 25 anni dal primo film della serie, con una nuova regia arabo-europea ed una rinnovata identità psicologica in Bad Boys for Life (trailer). Il terzo film della serie impara dai blockbuster Marvel e dal franchise Fast & Furious a costruire squadre di eroi bilanciate e non nasconde le problematiche della maturità maschile americana.

Siamo lontani dal taglio originale di Michael Bay, che compare nel film in un cameo, e la coppia di registi di origine araba ma naturalizzata belga Adil El Arby e Billal Fallah dimostrano da subito il loro amore per le gangster story e la cultura di strada guardando ai film più contemporanei per identificare un nuovo taglio per la serie. I protagonisti sono invecchiati ed i loro personaggi devono fare i conti con gli anni che passano, con la mutazione della loro identità la trasformazione del corpo e della psicologia cercando di inseguire nostalgicamente i ricordi dei bei tempi andati e nello stesso tempo facendo fronte alle nuove responsabilità che la vita impone.

Ma questo preambolo non deve ingannare, non siamo passati da Michael Bay a Bergman, nel film c’è più psicologia e qualche momento filosofico da due minuti ma la carica adrenalinica del film videogame con l’estetica da videoclip e le donne stupende da fantasie impossibili alla James Bond sono tutti rimasti, mediati però da una generazione nuova di autori che cerca di dare più anima al film rispetto ai capitoli precedenti. La gestazione dello script ha visto susseguirsi Peter Craig, autore di Hunger Games – Il canto della rivolta e attuale sviluppatore dei seguiti di Top Gun e Il Gladiatore, a Joe Carnhan, scrittore di Narc e dei remake di A-Team e Il giustiziere della notte – DeathWish, per approdare infine alla stesura dell’esordiente Chris Bremner che ha rinnovato i personaggi al punto da guadagnarsi l’incarico della stesura del prossimo capitolo.

La storia vede i nostri eroi affrontare il peso delle responsabilità del passato, obbligandoli a crescere ed assumersi le proprie responsabilità che passano, con un po’ di fantasia, attraverso narcotrafficanti e streghe pagane messicane. Probabilmente è il miglior film di tutta la serie capace perfino di prendere in giro i modelli dei primi due film ed evidenziare i limiti o i paradossi. Il film è consapevole che in 25 anni il modello del Buddy Movie è cambiato e che i gusti del pubblico si sono evoluti, cerca pertanto un nuovo pubblico giovane senza perdere chi aveva seguito i film e la serie tv che hanno tenuto vivo il franchise,

Bad Boys for Life, come il Buddy Movie è cambiato negli anni

Per molti testi di analisi letteraria o cinematografica il primo esempio riconducibile di ipotesto del Buddy Movie sarebbe il classico di Mark Twain Le avventure di Huckleberry Finn. Al cinema la variante della coppia comica dello stesso genere ma diversa per caratteristiche fisiche e psicologiche ha inizio con le comiche di Stan Laurel ed Oliver Hardy (Stanlio ed Ollio) e di Abbott e Costello (Gianni e Pinotto) sviluppandosi negli anni 50′ con Dean Martin e Jerry lewis e negli anni 60′ con Jack Lemmon e Walter Matthau con il classico La strana coppia che si rivela a tutti gli effetti il prototipo della versione contemporanea tanto per il cinema quanto per la tv. Negli anni 70′ in reazione al femminismo la struttura si virilizza ulteriormente arrivando fino alla coppia uomo e orango della serie di film interpretati da Clint Eastwood, ma negli anni 80′ si ammorbidisce trovando una nuova linfa nella variante multietnica iniziata con la coppia Richard Pryor e Gene Wilder e sfociata poi negli esperimenti di Eddie Murphy con il primo modello poliziesco compiuto 48 ore di Walter Hill e con Nick Nolte ed il modello natalizio immortale di Una poltrona per due di John Landis e con Dan Aykroyd. Nel 1987 la formula di 48 ore si evolve nel fenomeno commerciale di Arma letale – Lethal Weapon con la coppia Mel Gibson e Danny Glover, che ridefinisce la struttura abbandonando lo schema degli uomini single ed aprendo allo sviluppo di una famiglia allargata in cui viene integrato l’amico single. I quattro film della serie diretta dal veterano Richard Donner influenzeranno fortemente il cinema di genere non western americano e porteranno a infiniti cloni meno fortunati.

Possiamo parzialmente riconoscere lo schema del Buddy Movie nel capolavoro di Quentin Tarantino Pulp Fiction ed una variante al femminile nel drammatico Thelma e Louise di Ridley Scott che, a dirla tutta, ricorda altri film meno noti visti ai grandi festival negli anni precedenti, ma che può essere giudicato l’ipotesto delle versioni al femminile per ora meno fortunate al botteghino. Un’ultima doverosa citazione la merita la sceneggiatura di Jonathan Hensleigh per Lethal Weapon 4 che non sarà mai usata per il quarto titolo della serie, ma verrà rigenerata per il terzo film di Die Hard obbligando la serie a diventare Buddy Movies e regalandoci la coppia Bruce Willis e Samuel L. Jackson. Il film, diretto da John McTiernan nel 1995, sarà il maggiore incasso mondiale di Hollywood dopo Toy Story di John Lasseter dove il rapporto tra Woody e Buzz è perfettamente integrato nello schema Buddy.

In Italia l’esempio più compiuto (escludendo le coppie comiche) è certamente quello di Bud Spencer e Terence Hill con le sue varianti e c’è perfino chi vuole vedere in questa maniera il classico di Dino Risi Il sorpasso. Ma il franchise di Bad Boys non è solo figlio del Buddy Movie, nel suo dna si riscontrano chiaramente le radici del cinema poliziesco afroamericano, non si può guardare questa trilogia d’azione senza ricordarsi dei suoi più nobili ipotesti come La calda notte dell’ispettore Tibbs – In the Heat of the Night di Norman Jewison (1967) e Shaft il detective di Gordon Parks (1971). Se la coppia Smith/Lawrence sembra chiaramente figlia di Lethal Weapon e 48 Hours e la natura multiculturale sembra erede di Tibbs e Shaft, la componente scenografica è sicuramente derivante dall’iconica serie televisiva poliziesca Miami Vice (1984 – 1989) da cui prende la città di ambientazione, la lotta al narcotraffico e l’amore per le auto da corsa e gli abiti extralusso. Nel 1995 il primo capitolo della serie puntava sulla popolarità televisiva dei suoi protagonisti. Al momento del primo ciak del film Bad Boys (1995) Martin Lawrence era impegnato con la sitcom Martin (1992 – 1997) e Will Smith con Willy il principe di Bel Air – The Fresh Prince of Bel-Air (1990 – 1996), il regista Michael Bay era considerato uno dei più grandi autori di videoclip del mondo discografico e annovera nel suo curriculum nomi come Tina Turner e Meatloaf, la scelta di unire i principi della sitcom afroamericana, noti anche come cantanti ed il regista di video più gettonato del mercato faceva subito intuire il target adolescenziale occidentale.

Bad Boys for Life, come il Buddy Movie è cambiato negli anni

I personaggi principali di Bad Boys sono stati creati da George Gallo, specializzato proprio in Buddy Movies, autore di film del genere molto amati negli anni 90′ come Wise Guys di Brian De Palma ed il blockbuster Midnight Run con la coppia De Niro/Grodin. La sceneggiatura del primo film portava in prima stesura la firma di Michael Barrie e Jim Mulholland, per anni autori dei testi di David Letterman, ed in seconda di Doug Richardson che cinque anni prima aveva portato a casa gli incassi al botteghino per il suo script 58 minuti per morire – Die Harder – Die Hard 2.

Tutti questi nomi ed i loro curriculum ci servono a capire che il progetto nasceva a tavolino per essere un blockbuster del mercato primaverile americano e l’operazione riuscì brillantemente con un incasso totale di quasi 142 milioni di dollari. Il film ricalca lo schema dei suoi predecessori con meno spazio per la trama e la psicologia dei personaggi e più spazio per le scene d’azione e le parentesi a sfondo sexy molto ben fotografate e musicate. Si accenna un gioco sull’omosessualità latente fra i due colleghi ma le raffiche di mitragliatore hanno sempre la meglio. I personaggi femminili minimamente rilevanti sono sei, con occasionali dialoghi fra loro sempre contestuali ai loro uomini. Il novero delle sei figure femminili conta due prostitute, una moglie e madre insoddisfatta del rapporto con il marito, una fotografa, amica di una prostituta, da proteggere come testimone di un omicidio, una segretaria frustrata manipolata da un criminale ed una donna di potere che minaccia di distruggere il distretto maschile di polizia interpretata dall’iconica Marg Helgenberger, che cinque anni dopo avrebbe conosciuto il successo per il personaggio di Catherine in CSI: Crime Scene Investigation (2000 – 2015). In realtà la questione di genere viene sacrificata a favore di una riscrittura etnica dove tutti i cattivi sono di pelle bianca.

Il film sarebbe stato il trampolino di lancio dell’epoca d’oro cinematografica di Will Smith che avrebbe realizzato l’anno dopo il blockbuster Indipendece Day e nel 1997 un’altro Buddy Movie, variante fantascientifica con Tommy Lee Jones, intitolato Men in Black diretto da Barry Sonnenfeld. Il seguito della serie arriverà solo nel 2003 con il regista Michael Bay ormai consolidato e amato dagli esercenti americani così come odiato dalla critica, forte dei suoi The Rock, Armageddon e Pearl Harbour, rigenera il franchise della serie con più mezzi e più esperienza nelle scene adrenaliniche. Will Smith aveva tentato due volte senza successo la via dell’Oscar e si era affermato come cantante.

Il soggetto di Bad Boys II è firmato da Marianne e Cormac Wibberkey, reduci dal secondo Charlie’s Angels e la presenza di una donna nella scrittura spicca subito attraverso la trama che offre un personaggio femminile di rilievo molto più efficace di quelli mostrati nel primo film. La sceneggiatura viene affidata a Ron Shelton che aveva curato il soggetto con i coniugi Wibberkey. La figura femminile di Sydney Burnett (Gabrielle Union), agente sotto copertura e sorella di Lawrence sarà così convincente da spingere la produzione a generare uno spin off televisivo nel 2019 intitolato L.A.’s Finest. Per il resto le gag sull’omosessualità diventano più esplicite e le scene d’azione più adrenaliniche e si passa da corse in cui bisogna scartare sull’autostrada macchine o motoscafi che rotolano a corse in città dove bisogna scartare i cadaveri di uomini bianchi obesi. Il secondo film ci regala un narcotrafficante latino americano che cospira tanto con il K.K.K. che con il governo di Cuba per la globalizzazione delle metanfetamine e insomma mancano solo gli alieni in combutta con la C.I.A…

Non è quindi un caso che nel terzo film si passi a streghe messicane, tesori negli abissi, sicari misteriosi e squadre altamente tecnologiche, la moda dei supereroi impone anche a Bad Boys di volare alto e cercare temi che stimolino la fantasia dei nuovi spettatori, il film funziona, la reazione del pubblico in sala lo dimostra e la coppia aperta a nuove integrazioni si rivela al passo con i tempi, occhio al finale e ai titoli di coda perché anche in questo… Marvel docet.

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