La promessa dei fratelli Russo di sconvolgere l’universo Marvel così come lo conosciamo da sempre con l’esito di Avengers: Infinity War è stata mantenuta. Questo è il pensiero di ogni spettatore che abbandona la sala dopo due ore e mezza di un film che non solo lascia a bocca aperta, ma segna un evidente cambio di rotta per i cinefumetti Marvel.

Sono passati esattamente 10 anni dall’inizio dell’ambizioso progetto di casa Marvel di creare un universo cinematografico incentrato sulle storie e le vite di personaggi che ormai sembrano far parte della nostra vita quotidiana. Avengers: Infinity War è la coronazione di un lungo processo durante il quale gli sviluppatori del Marvel Cinematic Universe sono riusciti film dopo film, dall’uscita del primo Iron Man fino al più recente Black Panther, a farci affezionare ad ognuno di quei personaggi che ora ritornano sul grande schermo per una resa dei conti titanica. La presenza di un cast così vasto e di così tanti personaggi principali all’interno di un unico grande crossover, poteva essere un’arma a doppio taglio per i due Russo che in fin dei conti sembrano essere stati in grado di gestirla al meglio, principalmente grazie a due ottime soluzioni.

L’idea di dividere la trama in due grandi blocchi distinti ha permesso alla regia di dedicare abbastanza spazio ad ognuno dei personaggi. Ma se da un lato le relazioni instauratesi tra Doctor Strange, Iron Man e Spider Man e Thor e i Guardiani della Galassia funzionano perfettamente, rispettando anche gli standard di comicità mista ad azione di un classico film Marvel, dall’altra rimane un po’ più deludente il gruppo composto da Captain America e l’esercito del Wakanda, le cui relazioni risultano a volte trattate troppo frettolosamente.

Tuttavia si tratta di un difetto che passa quasi inosservato visto che gli avengers, dopo la prima mezz’ora di film, sembrano quasi eclissarsi e fare da contorno a quello che ci si rende conto essere il vero protagonista del film, cioè Thanos. Il matto titano la fa da padrone nel vero senso della parola, rendendo il film quasi un vero e proprio stand alone sul villain forse meglio sviluppato dell’intero MCU, dai tratti mostruosi ed umani allo stesso tempo. E non c’è da stupirsi per una tale attenzione riservata alla sua caratterizzazione, che prosegue fino agli ultimi minuti del film, visto che sentiamo parlare di Thanos fin dalla sua prima apparizione nella ormai nota scena dopo i titoli di coda del primo Avengers (2012).

Dal punto di vista registico i fratelli Russo si dimostrano per l’ennesima volta in grado di girare film d’azione eccellenti e spettacolari, con combattimenti estremamente chiari e mai da mal di testa. Si rivela inoltre vincente la scelta di girare in IMAX, rendendo in questo modo la fotografia un altro punto di forza del film.

Il film riesce nel suo intento di intrattenere, ma non si limita a questo. Fin dalla prima sequenza Avengers: Infinity War si dimostra capace di spaziare, di non essere un semplice film d’azione, accompagnato dal solito umorismo leggero e spensierato. Anzi per la prima volta si tratta di un umorismo per niente eccessivo, quasi necessario a stemperare la tragicità del film più cupo e tetro del MCU. Quello che abbiamo di fronte è un prodotto Marvel che esplora generi mai trattati e si allontana dai canoni del cinefumetto classico sfociando nel dramma famigliare, mostrandoci degli eroi che soffrono, si lasciano sopraffare e anche sconfiggere. Per certi versi sembra quasi un ritorno alle origini, una ripresa di quei temi che avevano caratterizzato la prima fase del MCU molto più delle successive.

La domanda che tutti si pongono ora è: la fine è davvero arrivata per gli eroi Marvel? Per saperlo davvero non ci resta che aspettare il 2019.

 

di Elena Cifola

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