L’impressione generale, dopo aver visto Animali fantastici – I crimini di Grindewald, è quella di aver assistito solo alle fondamenta di una storia molto più grande. Mentre il primo film aveva una trama tutto sommato semplice, quasi stand-alone, in questo seguito tutto si complica notevolmente. Il problema principale del film è la sceneggiatura di J.K. Rowling, che sembra usare un approccio più da scrittrice che da sceneggiatrice.

 

Innanzitutto c’è troppa carne al fuoco. Un calderone enorme di personaggi e sottotrame che si mescolano pestandosi i piedi a vicenda e soprattutto togliendo spazio a quella che dovrebbe essere la trama principale – che non è nemmeno ben chiaro quale sia. Due ore di film sono circa 120 pagine di sceneggiatura, non le 500 di un testo di narrativa.

Quindi per contenere il tutto in un minutaggio decente sono stati usati essenzialmente due escamotages di sceneggiatura, sempreverdi quanto avvilenti: i tagli e gli “spiegoni”. I tagli hanno colpito sia i protagonisti del primo film (che in questo film hanno aggiunto poco e niente alle loro storie), sia quelli secondari, minimante approfonditi. Gli spiegoni, costanti lungo tutto l’arco narrativo, danno vita a quella che probabilmente, è la sequenza cinematograficamente peggiore del film (più adatta alla produzione romanzesca), in cui non uno, ma ben due personaggi, supportati da flashback, si alternano nel raccontare a Credence, parola per parola, il suo complicato passato.

Nonostante la sceneggiatura non brilli, il film però si regge in piedi, soprattutto grazie a un comparto visivo (CGI, scenografia e costumi su tutti) di altissimo livello. Davvero notevoli gli effetti visivi: le animazioni degli animali e degli oggetti inanimati, come i numerosi veli, conferiscono al film una dose di spettacolarità “elegante”, differente da quella standard, più caotica, a cui siamo abituati oggi (tipica dei film di supereroi). Una certa eleganza coinvolge anche la caratterizzazione dei due amici/nemici Silente (un ottimo Jude Law) e Grindelwald (Johnny Depp). Sorprende Johnny Depp che questa volta lavora quasi per sottrazione, senza enfatizzare troppo le stranezze del personaggio, evitando quindi la “macchietta”. Una grossa mano, soprattutto nella seconda parte, la riceve da Rowling che gli scrive un monologo di grande impatto, in grado di renderlo un villain di spessore, per certi versi, simile ad un politico aizzatore di folle.

Grindelwald però è l’unico personaggio davvero ben scritto di questo film, l’unico che ha quantomeno un momento memorabile. È un peccato perché la saga avrebbe grandi potenzialità, non solo per gli animali fantastici e l’affascinante mondo magico che ne fanno al tempo stesso da quadro e da cornice, ma anche perché tutti i personaggi creati da Rowling hanno delle backstories importanti, da Silente e il suo rapporto con Grindelwald, Newt e i suoi evidenti problemi relazionali, o l’attesissima Nagini, appena introdotta, ma che lascia intravedere una complessità e una sofferenza interiore. Tutti accenni, che probabilmente verranno spalmati nei tre seguiti.

Più che un film, questo Animali fantastici sembra simile ad un episodio di metà stagione di una serie tv, in cui tutto, ma proprio tutto, è rimandato alla prossima puntata. La sensazione è che l’autrice stia chiedendo ai fan un atto di fede e che questo film sarà realmente giudicabile solo quando tutti i tasselli del puzzle saranno al loro posto. Ma il cinema non è la tv e anche un singolo film, per quanto inserito in un contesto più grande, deve avere almeno un minimo di trama verticale ben definita.

di Luca La Sorsa

 

 

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