Su Amazon Prime Video: Pet Sematary

In questo periodo, le trasposizioni cinematografiche delle opere di Stephen King sono in àuge: tra Doctor Sleep e la dilogia di It (ma l’elenco sarebbe più lungo: la serie TV Mr. Mercedes, il film Netflix Nell’erba alta, ecc.), ecco il secondo tentativo di portare sul grande schermo il romanzo Pet Sematary (trailer), già diventato film nel 1989 con Cimitero vivente, sceneggiato dallo stesso King: un film goffo però divenuto cult. Qui però non ci saranno confronti, né con la prima trasposizione né con il romanzo, e Pet Sematary (2019) verrà giudicato come un’opera a sé. 

Dietro le sembianze horror, Pet Sematary nasconde (nemmeno troppo indirettamente) la trattazione di una tematica molto affascinante: la morte e il modo in cui viene recepita dai viventi. Il padre di famiglia (Jason Clarke) è un dottore, quindi un mestiere che richiede un pensiero pratico e razionale, infatti racconta alla sua figlia novenne (Jeté Laurence) che non c’è niente dopo la morte. La madre (Amy Seimetz) non è d’accordo e vorrebbe indorare la pillola (poi i ruoli si invertiranno), perché prova ancora dei sensi di colpa per la morte della sorella malata. Anche nella sottotrama del vicino di casa (John Lithgow) è presente la malinconia verso una persona cara ormai defunta, sua moglie. Quindi, questa tematica è presente attraverso molte caratteristiche e per mezzo di tutte le sottotrame, il film infatti la svilupperà in modo diretto nella seconda parte – e il fatto che una tematica così interessante venga sviluppata da un genere così intenso come l’horror non potrebbe che incuriosire. 

Infatti, nella forma oltre che nella trama, Pet Sematary è un horror, e lo è nella maniera più classica e, forse, scontata. La coppia di registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer compongono una regia sciatta che dà tante cose per scontate. Il risultato è un horror dall’aspetto tradizionale, costruito su camminate lente, fonti luminose lampeggianti, pavimento che scricchiola e porte che cigolano – e non ci sarebbe nulla di mediocre in tutto ciò se la coppia di registi non pensasse che ciò basti per creare scene spaventose. Così facendo, i jumpscare sono tutti inefficaci e le scene di paura sono inconcludenti. 

Ma l’aspetto orrorifico nei film horror non sta soltanto nel salto dalla sedia, anzi, per questo motivo la colpa della stonatura del film è anche della sceneggiatura, curata da Jeff Buhler e soprattutto David Kajganich, sceneggiatore di Suspiria di Luca Guadagnino. Lo script non è molto solida ed è spoglio di molti approfondimenti riguardo la psicologia dei personaggi e il background narrativo. Ma soprattutto, ignora completamente l’aspetto più attraente del soggetto: quella spaccatura presente nel carattere dei personaggi che avrebbe potuto ispirare un approfondimento sociale. Alla sceneggiatura, tuttavia, va soprattutto la colpa di aver ampliato la trama in modo sbrigativo, creando così degli sviluppi ambigui. 

Pet Sematary è un horror insoddisfacente, nel quale la regia si muove senza creare né coinvolgimento né pathos. Lo spettatore guarda il film senza curiosità, poiché è il film stesso a buttare lì una serie di elementi (l’aspetto onirico dei sogni del padre, i flashback della madre) senza argomentazioni che siano esaurienti. Forse la colpa del film è in parte dovuta al confronto con altri titoli dello stesso genere che negli ultimi anni hanno saputo gestire più soddisfacentemente un soggetto assurdo che richiedeva però uno sviluppo più ragionato: vengono in mente Hereditary e Il sacrificio del cervo sacro. Il confronto nasce dal potenziale della trama che si sarebbe prestata benissimo a un film più attento all’aspetto socio-psicologico.

Pet Sematary è disponibile in streaming su Amazon Prime Video.

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