Aladdin

Guy Ritchie (regista, tra gli altri, di Sherlock Holmes, Sherlock Holmes – Gioco di Ombre) realizza nel 2019 una versione live action dell’omonimo film d’animazione Disney del 1992, Aladdin (qui il trailer ufficiale). Commedia musicale, con sprazzi di drammaticità, che ruota attorno ad un’impossibile storia d’amore, un’incontrollabile sete di potere, un forte desiderio di libertà.

La trama resta, in linea generale, fedele al film d’animazione originale di Ron Clements e John Musker. Ispirata ad una novella, contenuta ne Le mille e una notte, la narrazione risente, però, dell’influenza del momento storico attuale che ha permesso la nascita di movimenti rivoluzionari come #Me too e organizzazioni come Time’s up. Se la Jasmine della versione del 1992 è una co-protagonista, quella in carne ed ossa del live action è protagonista a pieno titolo. Un’eroina che diventa fonte d’ispirazione per chiunque desideri parità di genere e sia consapevole che il women empowerment non può che migliorare la vita delle donne ma soprattutto la coesistenza di tutti nella società. La principessa, figlia del sultano, vuole prendersi cura del popolo portando pace e prosperità ad Agrabah, il suo regno, ma le viene ripetuto che l’unico modo per raggiungere i suoi obiettivi è sposare un ricco principe che se ne occupi al suo posto. Le viene intimato di stare zitta poiché, nel suo caso, è meglio “essere guardata che ascoltata”. Jasmine (Naomi Scott) è intelligente, determinata, prodiga di validi consigli strategici e politici. Non prende neanche in considerazione la possibilità di arrendersi ad un’esistenza subalterna a quella degli uomini che cercano di soggiogarla. Lei ha una voce e non permette a nessuno di farla tacere.

Aladdin (Mena Massoud) è l’unico personaggio maschile che riconosce subito le potenzialità di Jasmine, ma la sua condizione di popolano ladruncolo non rende il suo giudizio degno di interesse fino a quando il Genio della lampada gli dà la possibilità di riscattarsi. Il Genio è interpretato da uno straordinario Will Smith che, proseguendo la sua eccezionale carriera artistica, recita, canta, balla e incanta col suo carisma. Con il gran visir che intende surclassare il volere del sultano, un’ancella che tenta di placare il carattere testardo della principessa, il capo delle guardie a palazzo, che incarna profondi valori di fedeltà verso la famiglia reale a dispetto di situazioni e circostanze avverse, il quadro dei personaggi è completo. Il lungometraggio è coloratissimo con coreografie e canto sulle musiche del compositore vincitore di molti premi, tra cui l’Oscar, Alan Menken (Oscar alla Miglior colonna sonora e alla Miglior canzone per La Sirenetta, La Bella e la Bestia, Aladdin e Pocahontas) ad arricchire una narrazione scorrevole e precisa. Questa fiaba, adatta a spettatori di qualunque età, è in grado di trasportare in una favolistica e fittizia ambientazione orientale in un periodo che vede nelle culture “straniere” e “diverse” una preoccupante minaccia.

È una visione consigliata, un’opera prodotta nel momento meno propizio ma decisamente più opportuno. Una storia araba millenaria che commuove e appassiona dall’inizio alla fine. Anche se la conclusione si presuppone sia nota, è facile rimanere col fiato sospeso fino all’ultimo secondo nella versione firmata da Ritchie ed è altrettanto probabile che si resti sorpresi da un finale piuttosto inaspettato.

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