A Most Violent Year è uscito nelle sale italiane avvolto da un misterioso silenzio. Certo, il titolo italiano improbabile è stato complice di questa damnatio memoriae, visto che è presente nelle sparute sale come 1981: Indagine a New York: etichetta decisamente fuorviante (insieme al trailer ingannevole) visto che nel film non v’è traccia di indagini poliziesche vere e proprie, della tensione e dell’adrenalina tipiche di un noir o di un gangster movie. Ma basta lasciar scorrere, sullo schermo, i primi minuti dei titoli di testa per capire che questo film di J. C. Chandor trascende qualunque tipo di classificazione, avvicinandosi piuttosto ad un’epica narrazione dell’ascesa, caduta e successiva rinascita di un utopico sogno americano, perseguito in modo ostinato e contrario. L’immigrato Abel Morales sogna di espandere la sua attività commerciale (vendita di combustibile, trasportato in enormi camion attraverso l’intero stato) acquistando un nuovo impianto che porterà ad un ampliamento della ditta dell’uomo sul mercato. Ma la frenetica ed ambiziosa scalata al potere di Abel viene rallentata da una serie di elementi esterni: la concorrenza spietata delle ditte rivali, pronte a tutto pur di sabotare i suoi piani; debiti onerosi da saldare nel minor tempo possibile-mentre la banca ha negato un nuovo prestito-e, infine, un giovane ed ambizioso assistente procuratore pronto ad indagare e ad incastrare Abel e soci per delle irregolarità nei bilanci. L’uomo, insieme con la moglie Anna (figlia di un piccolo boss di Brooklyn), cercherà di aggirare nel minor tempo possibile gli ostacoli e senza perdere, soprattutto, l’integrità morale.

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A Most Violent Year è più simile ad un dramma shakespeariano, nella sua struttura, che ad un teso thriller della buona scuola americana: il rapporto tra Abel e sua moglie Anna evoca i fasti di quello tra Macbeth e la sua consorte, una coppia di coniugi legati a doppio filo dall’ambizione e dal desiderio di assicurarsi un posto nel mondo, assicurandosi un futuro roseo. Al contrario dei diabolici protagonisti della tragedia del Bardo, i coniugi Morales scelgono di mantenersi in (precario) equilibrio sul labile confine tra onestà e perdizione, corruzione e dannazione. Il rischio di lasciarsi coinvolgere in una spirale di violenza, avidità, ambizione e soldi aleggia sulle loro teste come una minaccia vicina e plausibile, un velo nero che scende sulla luminosa stella del American Dream. Il regista J. C. Chandor, grazie alle straordinarie performances di Oscar Isaac, Jessica Chastain, David Oyelowo e Albert Brooks, regala una graffiante rilettura del mito del sogno americano, priva di patina, mantenendo un respiro epico sulla piccola storia di un uomo qualunque in lotta con  le difficoltà che la vita ha posto lungo il suo cammino, una goccia d’acqua nell’immenso flusso della Storia – da qui il significato intrinseco del titolo, un riferimento al 1981, uno degli anni più violenti ed aggressivi mai vissuti nella città di New York City.

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http://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/02/maxresdefault1-1024x576.jpghttp://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2016/02/maxresdefault1-150x150.jpgLudovica OttavianiRecensioniRecensioni di FilmA Most Violent Year,film review,J. C. Chandor,Oscar Isaac,recensione dass cinema,recensione studentiA Most Violent Year è uscito nelle sale italiane avvolto da un misterioso silenzio. Certo, il titolo italiano improbabile è stato complice di questa damnatio memoriae, visto che è presente nelle sparute sale come 1981: Indagine a New York: etichetta decisamente fuorviante (insieme al trailer ingannevole) visto che nel...Università degli studi di Roma La Sapienza