Quarant’anni fa, l’apocalisse - 5.1 curiosità su Apocalypse Now!

Quando un film esce in sala dopo esser stato atteso per tanto tempo ed aver conquistato la vittoria in festival importanti come Cannes o Venezia, si genera sempre lo stesso dibattito tra due gruppi di appassionati: i facili dispensatori di “capolavoro!” ed i filosofi improvvisati che si chiedono (senza mai arrivare ad una conclusione, sia chiaro) cosa sia un capolavoro. Come se l’assegnazione della parola possa ribaltare completamente il valore dell’opera.

Anche Apocalypse Now! Ha avuto questo problema, ma il tempo è paziente ed ha lasciato che il rogo del dibattito si spegnesse da solo ed ha sentenziato come detrattori ed entusiasti convergano nel considerare questo film importantissimo. Se allora la discussione sul suo valore è esaurita e stantia, ci rimane solamente osservarlo come un monumento al sole, magari ricordandoci di tutti i sacrifici e le piccole storie che lo hanno portato ad esistere. Ecco quindi 5.1 curiosità su un monumento della Storia del Cinema.

1. Le origini del film → John Milius ed il titolo

Quando si parla di Apocalypse Now! si tende ad elogiare Coppola, dimenticandosi del fatto che molte delle idee maggiormente incisive e delle scene di maggior impatto del film erano già presenti nella sceneggiatura di John Milius. Fu lui infatti, influenzato dalla lettura di Heart of Darkness di Joseph Conrad, a creare l’embrione del film. Milius voleva realizzare un adattamento del romanzo, ma legandolo alla contemporaneità: da qui la scelta di ambientarlo in Vietnam, dove in quel periodo infuriava la guerra, rispetto all’originale Congo.

Curioso come nacque il titolo, che rimase sempre lo stesso per tutta la lavorazione del film. Milius non era un grande amante dell’ambiente hippie, dove era uso vendere cartoni di LSD con il simbolo della pace e la scritta “Nirvana Now!”.  Goliardicamente, Milius modificò il simbolo, facendolo assomigliare ad un aereo militare B-52 e sostituendoci la parola “Apocalypse”. Da quel momento in poi è diventato il titolo del film.

2. Harvey Keitel e Martin Sheen

Famose e numerose sono le vicissitudini che la produzione dovette affrontare: un finale non chiaro fino al momento delle riprese, un tifone che ha spazzato via diversi set, Marlon Brando e le sue improvvisazioni… Ma a guardare solo la figura del Capitano Willard, si è quasi tentati di considerarlo un ruolo maledetto.  Prima le difficoltà di casting, con i rifiuti di Steve McQueen, Al Pacino, Clint Eastwood e Jack Nicholson. Poi, la prima scelta, ovvero Martin Sheen, che non potè accettare a causa di un altro film.

Quarant’anni fa, l’apocalisse - 5.1 curiosità su Apocalypse Now!

Alla fine venne scelto Harvey Keitel, che girò per tre settimane nelle Filippine. Ma Coppola era insoddisfatto del suo lavoro, visto che il regista voleva una recitazione quasi passiva mentre Keitel era incline all’improvvisazione. Così, volò a Los Angeles e convinse Martin Sheen, che accettò nonostante fosse preoccupato per le sue condizioni fisiche. Forse, a posteriori, non avrebbe accettato, visto che a metà delle riprese fu colpito da un infarto. Per 8 settimane fu costretto a riprendersi e nel frattempo Coppola girò diverse scene con il fratello di Martin di spalle!

3. Heart of Darkness di Orson Welles

Milius scrisse Apocalypse Now! anche per l’ebbrezza della sfida: infatti, la trasposizione di Heart of Darkness era uno di quei progetti che ad Hollywood era considerato maledetto. Infatti, dopo una sua prima trasposizione come spettacolo radiofonico nel 1938 realizzato da Orson Welles, quest’ultimo pensò di fare il proprio debutto ad Hollywood proprio con una trasposizione cinematografica del romanzo.

Welles voleva realizzare un film tutto in POV di Marlow, il corrispondente di Willard nel romanzo, scrisse una sceneggiatura ed entrò in preporduzione. Realizzò anche delle brevi clip per far capire lo stile che aveva in mente, ma sfortunatamente sono andate perdute. Comunque, lo scoppio della II Guerra Mondiale costrinse la produzione a rinunciare ad un progetto così costoso e Welles virò su Quarto Potere come suo film di debutto.

4. Guerra civile ed accordo con Ferdinand Marcos

Alzi la mano chi si è chiesto come Coppola abbia fatto a rimediare tutti quegli elicotteri per la scena della Cavalcata delle Valchirie. Ebbene, gli fu possibile grazie ad un accordo col dittatore delle Filippine Ferdinand Marcos: previo ingente pagamento, Coppola poté avere a disposizione l’intera flotta aerea dell’esercito. Poteva andare liscia, però, in una produzione flagellata dagli imprevisti come quella di Coppola?

Decisamente no.  Infatti, nello stesso periodo delle riprese del film, infuriava la guerra civile nel Sud del paese, ovvero nelle vicinanze del set. Si temevano attacchi agli elicotteri impegnati nelle riprese e parte della flotta veniva richiamata in fretta e in furia, lasciando spesso Coppola senza i mezzi per girare. Addirittura, il set venne bloccato per breve tempo perché i ribelli erano eccessivamente vicini al set. Comunque, questo non ha impedito a Coppola e al direttore della fotografia Storaro di girare una delle scene più iconiche della Storia del Cinema.

Quarant’anni fa, l’apocalisse - 5.1 curiosità su Apocalypse Now!

5. Le diverse versioni

Quella che uscirà in sala il 14 Ottobre sarà denominata Final Cut ed è solo l’ultima delle diverse versioni del film. Infatti, già la prima versione proiettata a Cannes nel 1979 è diversa da quella canonica. I titoli di coda scorrono su immagini del covo di Kurtz che esplode, mentre in quella che troviamo in DVD scorrono sul nero. Questo perchè la produzione dovette per legge distruggere il finto tempio e Coppola filmò la demolizione: mise, così, le immagini come compendio estetico dei titoli di coda. Questo però diede adito a numerose teorie su un inesistente finale alternativo e Coppola le volle troncare mettendo i titoli a nero.

Nel 2001 uscì Apocaluypse Now Redux, che vanta 49 minuti di scene tagliate, tra le quali una sequenza in una piantagione francese ed una scena surreale in un accampamento sommerso dal fango (che era davvero il set semidistrutto a causa del tifone che colpì le Filippine).  Infine, la versione Final Cut (in sala il 14, 15 e 16 Ottobre) che aggiunge alcune scene rispetto al montaggio originale, ma ne taglia alcune rispetto alla versione Redux.

5.1 La rivoluzione dell’audio

Apocalypse Now!, soprattutto grazie al suo montatore Walter Murch, ha reso fondamentale l’audio del film. Non solo a livello narrativo, ma anche a livello tecnico. Riguardo al primo punto, basti pensare che l’iconica voice over di Martin Sheen non era prevista. Dopo aver steso il girato, Coppola ed i suoi collaboratori si accorsero che la storia non era sufficientemente spiegata. Per fortuna la recitazione di Sheen aveva creato numerosi momenti contemplativi, che consentivano di inserire la voce pensante del capitano Willard.

Dal punto di vista tecnico, invece, Murch creò per il film quello che oggi è la norma: il sistema Dolby 5.1. Infatti, invece dei 5 canali centrali e del surround dietro lo spettatore (sistema introdotto da Star Wars e chiamato Baby Boom), Murch usò i due canali centrali intermedi, prima usati per il controllo dei bassi, come surround destro e sinistro dietro lo spettatore ed aggiungendo un subwoofer . Quello che ora troviamo in tutti i DVD ha avuto inizio con Apocalypse Now!.

https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2019/10/Apocalypse-Now-Final-Cut-social-media.jpg?fit=1024%2C576https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2019/10/Apocalypse-Now-Final-Cut-social-media.jpg?resize=150%2C150Riccardo BaioccoApprofondimentiApocalypse Now!,Francis Ford Coppola,John MIlius,Marlon Brando,Martin Sheen,Walter MurchQuando un film esce in sala dopo esser stato atteso per tanto tempo ed aver conquistato la vittoria in festival importanti come Cannes o Venezia, si genera sempre lo stesso dibattito tra due gruppi di appassionati: i facili dispensatori di “capolavoro!” ed i filosofi improvvisati che si chiedono (senza...Università degli studi di Roma La Sapienza